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Recensione del rifrattore acromatico Celestron Omni XLT 120

Un rifrattore di cui se ne è discusso molto in rete, ma di recensioni ne ho viste davvero poche, motivo per cui, un po’ per curiosità un po’ per tenere aggiornato il mio sito dedito a prove strumentali, ho esaminato un esemplare di XLT Celestron.
 Un rifrattore dalla generosa apertura di 120mm, dal peso e dal cromatismo contenuto grazie al rapporto focale non troppo spinto.


La costruzione: buona, e come ci ha abituato la produzione cinese degli ultimi anni il livello raggiunto dagli asiatici attualmente era impensabile 20 anni fa, quando per un rifrattore del genere servivano circa due milioni di lire e la qualità generale era molto più scadente di quella attuale. All’epoca era facile incorrere in telescopi mal lavorati, con obbiettivi astigmatici o con un bel cocktail di aberrazioni ottiche varie.
In questi anni per esempio ho testato un rifrattore 100/1000mm Acro Skywatcher serie evostar che è risultato persino superiore ad un Vixen 102m made in Japan, un’ottica considerata gold standard per molti anni nella categoria degli Acromatici da 10cm.
Venendo al Celestron 120XLT, la costruzione e l’intubazione è molto simile a quella dei modelli ED della stessa casa con la differenza, rispetto al concorrente Skywatcher Evostar, di avere una cella ottica collimabile in termini di ortogonalità col focheggiatore. Utilizzando l’ottimo collimatore REEGO, di cui possiedo un prototipo che il produttore mi inviò gentilmente in omaggio, ho notato una non perfetta collimazione, ma utilizzando il sistema push and pull di viti presenti sul bordo della cella ottica sono riuscito a mettere in asse perfetto la cella ottica con il sistema di messa a fuoco.
Il focheggiatore è il punto debole dello strumento, poco preciso anche se fluido, ma ho notato un image shift importante osservando stelle e pianeti. Si può ovviare sostituendolo con molti dei focheggiatori in stile crayford disponibili sul mercato. Difatti la prima flangia si presta al montaggio del modello demoltiplicato di casa Skywatcher presente sul 120ED.

Buona e standard l’opacizzazione interna. I diaframmi interni risultano ben calcolati e tagliati, inoltre una serie di ulteriori è prevista all’interno del focheggiatore, contenendo in modo adeguato tutte le luci parassite.

Lo strumento viene fornito di riduttore da 50.8mm a 31,8mm, anelli, barra stile vixen standard e piggy back. Il tubo che pesa poco più di 5kg è di un bellissimo blu con meccaniche bianche. Apapre inoltre molto compatto con un back focus elevato per ridurne l’ingombro.
Attualmente viene venduto assieme alla relativa montatura Celestron CG4, una valida equatoriale di tipo 3.2 adatta per mere osservazioni visuali.
Qualora si abbiano serie intenzioni visuali e fotografiche è necessaria almeno una EQ5. Nel complesso il voto che do all’intubazione è un 7 pieno.

L’Ottica e lo star Test:
 
 
L’obiettivo e tutto il telescopio mi è giunto un po’ sporco, ma si tratta di un’ottica presa d’occasione da un astrofilo.
Ho proceduto allo smontaggio ed alla profonda detersione dello strumento, giunto comunque collimato.
 

L’obiettivo non è annerito come in tutta la produzione di Acromatici made in China. E’ spaziato in aria da un sottile o-ring plastico e tenuto in sede da una buona cella ottica. Un anello di gomma ben calcolato lo protegge dall’ingresso di polveri varie senza interferire sul diametro libero dell’ottica.
 
 
 
 
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Piergiovanni Salimbeni

Piergiovanni Salimbeni: Lavora in qualità di Opinion leader nel settore ottico sportivo da oltre quindici anni. E' l'autore e fondatore di Binomania. Collabora ed ha collaborato, inoltre, con varie riviste italiane: Itinerari e Luoghi, Cacciare a palla, Armi e Tiro, La Rivista della Natura, Nuovo Orione, Le Stelle, Coelum. Appassionato di fotografia di paesaggio, potete vedere le sue fotografie visitando: www.piergiovannisalimbeni.com

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