Da sempre la giapponese Vixen marchia binocoli a vari livelli e per i più disparati utilizzi, in questo caso parliamo di uno strumento pensato per gli astrofili, uno dei target di riferimento classici per questo brand.
Il Vixen SG 6,5×32 WP ED viene inquadrato come un “evoluzione” del piccolo SG 2,1×42 da 25° di campo reale (50° circa apparenti), cioè uno strumento compatto in grado di potenziare la vista dell’appassionato di astronomia permettendogli, a fronte di un ingrandimento non molto accentuato, una maggior raccolta di luce rispetto a quella che avrebbe semplicemente osservando ad occhio nudo, però mantenendo un ampio campo visivo.
Caratteristiche tecniche dichiarate dalla Casa Madre.
Diametro delle lenti | 32 mm |
Vetro dei prismi | BK 7 |
Campo di vista reale | 9 ° |
Campo apparente | 58.5 ° (54.2 ° *) *se calcolato con JIS B7157: 2003 |
Diametro pupilla di uscita | 4.9 mm |
Campo inquadrato a 1000m | 157 m |
Estrazione pupillare | 20 mm |
Peso | 610 g |
Waterproof | Si |
Prezzo (Ottobre 2017) | 449 |
Questo 6,5x ha un formato più da binocolo classico a tetto rispetto al “fratello piccolo”, maggiormente simile ad un binocolo da teatro un po’ over size, a fronte di un ingrandimento decisamente superiore di ben tre volte anche se con lenti obiettive ridotte a 32mm; la costante che li unisce è il grande campo visivo, in questo caso 9° reali (54° circa apparenti).
Il punto di forza di questo binocolo, su cui Vixen basa la sua proposta specifica agli astrofili, è l’alta qualità di vetri e trattamenti impiegati, volti ad ottenere la minima aberrazione cromatica a fronte della migliore resa possibile dei colori delle stelle inquadrate, favorendo anche al massimo la trasmissione della luce. Le superfici ottiche sono tutte multi-trattate anti-riflesso e i prismi (in BK7) hanno la correzione di fase. Le lenti obiettive sono dotate di elementi ED.
Il binocolo si presenta ben costruito: i tubi ottici sono uniti da un relativamente corto monoponte centrale; un buon rivestimento in gomma garantisce una presa solida e confortevole, la gommatura in corrispondenza della giunzione tra i due tubi presenta una costa in rilievo che può, a detta del costruttore, fungere da linea di mira per puntare il soggetto, probabilmente a patto di usare il binocolo montato su di un supporto; a tal proposito è presente il classico attacco filettato per gli adattatori da cavalletto. Gli oculari sono protetti da dei paraluce gommati estraibili twist – up con due fermate, quando sono abbassati completamente consentono ai portatori di occhiali di accedere tranquillamente all’intero campo inquadrato, grazie anche alla notevole estrazione pupillare di questo strumento, di ben 20 mm. L’approccio a questi oculari può non essere immediatamente “familiare”, occorre a volte un attimo di tempo per capire come posizionarli bene davanti ai propri occhi, pena un po’ di effetto “kidney bean”, cioè la comparsa di lunette nere su porzioni di inquadratura; ma in breve tempo si impara a superare il problema approcciando correttamente e con facilità il binocolo (regolando bene la propria distanza interpupillare e tendolo la corretta distanza di estrazione pupillare). Da buon strumento a vocazione astronomica la messa a fuoco è individuale, comandata sui singoli oculari da delle comode ghiere zigrinate che consentono una messa a fuoco dolce e precisa ma senza rischio di spostamenti accidentali, le diottrie compensabili sono oltre 5. Come si conviene ad uno strumento di questa categoria, il binocolo è stagno e riempito in azoto.
La prova pratica del Vixen SG 6,5×32 WP ED è stata devo dire nel complesso positiva, ma mi ha lasciato qualche sentimento contrastante. Il periodo in cui ho avuto lo strumento a disposizione non si è dimostrato forse il migliore per mostrare al meglio le sue caratteristiche da StarGazer: a cieli foschi è seguita la Luna piena, se a questo uniamo il fatto che il mio abituale sito osservativo è affetto da un “buon” inquinamento luminoso capirete che il test, nei suoi esiti, va interpretato nei dovuti modi.
Venendo al concreto devo dire che la puntiformità delle stelle si è dimostrata buona su oltre il 70% del campo, poi spostandosi verso il bordo aberrazione sferica e poi astigmatismo cominciano a farsi notare anche se, vista la tipologia dello strumento, in modo ancora accettabile. Quando parlo di puntiformità tenete presente che non stiamo trattando di un rifrattore a lunga focale, ma di un binocolo, quindi tutto è relativo. La presenza dei classici spike dovuti all’utilizzo dei prismi a tetto mi è parsa percepibile ma contenuta anche sulle stelle più luminose. Buona, come era prospettata, la resa cromatica delle stelle, priva di aberrazione anche nei soggetti più brillanti, persino la Luna non ha mostrato (tenendola al centro del campo) aloni colorati di sorta.
Il contrasto, nonostante il contesto osservativo negativo, mi ha permesso di osservare almeno la galassia di Andromeda, dandomi anche la percezione del nucleo senza ricorrere all’osservazione distolta; dall’ altro lato della volta celeste anche l’ammasso della Wild Duck (M11) si è fatto trovare senza grandi patemi. Il contenimento delle luci randagie è ben fatto e non ho notato grossi aloni luminosi dovuti a fonti di luce prossime alla zona osservata, salvo volere inquadrare zone di cielo prossime a lampioni stradali a brevissima distanza dal punto osservativo, ma in quel caso sarebbe difficile pretendere il contrario. Osservando la Luna si è generata solo una debolissima immagine fantasma.
Naturalmente ho voluto provare questo strumento anche di giorno e devo dire che ne ho tratto belle soddisfazioni, più che nell’utilizzo serale-notturno. L’immagine che mi si è presentata nel binocolo è risultata molto bella: colori saturi e fedeli, eccellente contrasto, un’ottima nitidezza su circa i 3/4 del campo (come la prova astronomica aveva già dimostrato), aberrazione cromatica quasi o del tutto assente, pochissima distorsione dell’immagine; insomma una grande sensazione di trasparenza e di immersione nella scena, cosa che la prova astronomica aveva faticato a darmi. Questo dimostra che l’attenzione e la buona ottica profusa da Vixen in questo binocolo non sono caduti nel vuoto: nello strumento c’è della qualità e si vede. Se esistesse una versione con la messa a fuoco centrale sarei tentato di metterlo in collezione anche per usarlo nel birdwatching, per questo utilizzo l’IF lo rende un tantino scomodo. Ma anche in questa configurazione, se frequentassi ancora come in passato i sentieri di montagna, sono sicuro che avrei modo di apprezzarlo come eccellente binocolo panoramico, perchè pur non avendo un grande campo apparente i 9° di FOV darebbero eccellenti risultati.
Ma sotto cieli bui?
di Piergiovanni Salimbeni.
Confermando di aver percepito le medesime impressioni di Paolo nella osservazione diurna, eravamo ancora dubbiosi se pubblicare subito la recensione, giacchè convinti di non aver completato il puzzle, mancava, infatti, una parte molto importante: l’osservazione sotto cieli bui attraverso questo piccolo binocolo.
Grazie al rapido mutamento delle condizioni meteo, che ha portato – finalmente – cieli limpidi, la notte del 23 di Ottobre, ho potuto ammirare la volta celeste autunnale da un sito abbastanza scuro, a un’altitudine prossima ai 1100 metri.
Il piccolo diametro e il mediocre campo apparente sono passati in secondo piano, surclassati dall’ampio campo reale di 9 gradi e dalla ottima correzione cromatica. Come paragone ho portato con me un intramontabile Nikon 8×30 E II, dotato di un campo quasi simile (8.8°) ma che ha mostrato una resa cromatica e un contenimento delle aberrazioni geometriche ai bordi decisamente inferiori. Posso dire che i lati positivi del Vixen erano una maggior puntiformità stellare, un minor degrado ai bordi e una correzione cromatica migliore, le frecce all’arco del Nikon erano il maggiore campo apparente e l’ingrandimento che riusciva a scurire meglio il fondo del cielo.
Seppur il Vixen non esibisca un campo totalmente piatto, le immagini stellari degradano lievemente a partire da circa il 75% – l’80% del campo, ma l’astigmatismo e il coma risultano minimi, questa caratteristica consente un discreto accomodamento visivo che fornisce delle piacevoli osservazioni dei campi stellari.
Varie sono le zone del Cielo che mi hanno affascinato, posso confermare, ad esempio, che le Pleaidi sono un piccolo scrigno di gioielli con stelle molto puntiformi, immerse in un campo fitto di stelle, anche le Iadi sembrano fatte apposta per essere osservate con il piccolo Vixen 6.5X3.
La zona che mi ha affascinato di più’ è stata quella nei pressi della Costellazione di Perseo, il Doppio Ammasso era visibile insieme all’ammasso aperto NGC 957 che si trova a circa 1.5° ad est. Molto bella e rilassante anche la navigazione stellare nella costellazione del Cigno, ricca di stelle, asterismi, zone scure e stelle doppie. Per ciò che concerne l’osservazione degli oggetti deboli, confermo di essere stato in grado di osservare M81, M82, M31 e soprattutto M33 che, essendo una galassia estesa, si è distaccata molto bene dal fondo cielo, non tanto per l’apertura di questo binocoletto ma per il suo alto contrasto che è stato evidenziato da Paolo durante l’osservazione naturalistica.
In sintesi: il Vixen SG 6,5×32 WP ED non è un binocolo gigante per astronomia, tuttavia potrebbe rappresentare un buon complemento per l’astrofilo che desidera osservare gli oggetti del cielo con una prospettiva un po’ differente rispetto a quella fornita dal classico 20×80, dai binocoli con oculari intercambiabili o da un telescopio di ampio diametro.
In sintesi:
Lati positivi: Ottiche ED, nitidezza in asse, contrasto e resa fedele dei colori, messa a fuoco singola su ogni oculare (ottima per uso astronomico)
Lati negativi: Diametro piccolo, scarso campo apparente.
- Ringraziamenti.
Cogliamo ancora una volta l’occasione per ringraziare Mauro Narduzzi di Skypoint per aver fornito i prodotti oggetto di questo test, oltre a lasciarci sempre libero di citare le nostre reali impressioni senza restrizione alcuna.
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Disclaimer.
Questa recensione è stata pubblicata nel mese di Ottobre dell’anno 2017- Si specifica che le impressioni d’uso sono totalmente personali e date dai tester di Binomania in completa libertà, senza vincolo e rapporto commerciale alcuno e sulla base di esperienza comprovata nell’utilizzo di tali strumenti ottici. Per eventuali informazioni, aggiornamenti e/o variazioni sui prezzi, sulle caratteristiche dello strumento, su i punti vendita autorizzati o altre informazioni in genere, si prega di contattare direttamente SkyPoint, il distributore ufficiale in Italia dei prodotti Vixen.
Monti Paolo: quarantenne, un po’ astrofilo, un po’ birdwatcher, un po’ digiscoper; colleziona binocoli da qualche anno, ne possiede di vari.E’ un membro del gruppo Astor (Associazione per l’osservazione e lo studio dei Rapaci) insieme a Piergiovanni Salimbeni e Abramo Giusto.