Maksutov Cassegrain Sky-Watcher 180/2700 Black Diamond

PREMESSA

I Maksutov-Gregory o Maksutov-Cassegrain godono ormai da anni di una meritata reputazione come strumenti in grado di rivaleggiare coi rifrattori apocromatici nell’osservazione della Luna, dei pianeti e delle stelle doppie. Il principale vantaggio di questa configurazione consiste nel possedere superfici ottiche sferiche che è facile lavorare fino ai livelli di accuratezza molto elevati necessari nell’astronomia ad alta risoluzione. Nella configurazione classica, costituita da un secondario ricavato alluminando la parte centrale del menisco, è anche possibile contenere l’ostruzione a valori inferiori al 30%, talvolta anche meno del 25%, con un conseguente guadagno di contrasto rispetto ai catadiottrici di tipo Schimdt-Cassegrain. Le prestazioni fuori asse non saranno entusiasmanti, naturalmente, ma non è a queste che i Mak devono la loro fama.
I cinesi producono da qualche anno un Maksutov da 180 mm di diametro f/15, che troviamo sotto il marchio Skywatcher nella serie Black Diamond, venduto a un prezzo estremamente interessante non solo in relazione agli apocromatici ma anche agli S-C. Questo strumento, nella versione OTA, è quello che descriverò nel seguito.

Un’avvertenza: tutte le volte che scriverò “Maksutov” o semplicemente “Mak”, intenderò specificamente il Maksutov-Gregory o Cassegrain classico. Eventuali riferimenti a versioni modificate di questo schema saranno evidenti di volta in volta.

Immagine: un bel primo piano sul Maksutov Cassegrain Sky-Watcher

 

INTUBAZIONE

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Il tubo, di colore nero e bianco, è lungo complessivamente 50 cm (escluso il portaoculari) e pesa poco meno di 8 kg: una montatura tipo Vixen GP o similare cinese è dunque sufficiente a gestirlo utilizzando una contrappesatura adeguata per poter bilanciare anche gli accessori. In questa configurazione (con diagonale da 2 pollici e oculare in dotazione) a 96x il tempo di smorzamento delle vibrazioni è risultato essere inferiore a 2 secondi.
Per agganciare il tubo alla montatura è presente una barra a coda di rondine che è fissata tramite due viti a brugola strette da controdadi posti internamente al tubo stesso. Ciò comporta la necessità di accedere all’interno del tubo, smontando la cella del primario o quella del menisco, nel caso si volesse sostituire la barra originaria. Non esistono maniglie per il trasporto e quindi il tubo non è agevole da maneggiare, né esiste la possibilità di montare sistemi di contrappesi per bilanciare meglio lo strumento quando si usano accessori pesanti. A voler fare i pignoli ci sarebbe da storcere il naso anche di fronte alle viti a vista che sporgono all’interno dello strumento, sia quelle che trattengono le celle sia quelle della barra a coda di rondine, anche se non interferiscono con il fascio ottico.

Il menisco è trattenuto da una ghiera filettata e non è collimabile, il che può essere un vantaggio o uno svantaggio secondo la condizione in cui lo strumento si trova al momento dell’acquisto (della collimazione si dirà più avanti). L’apertura libera è di 180 mm e poiché il paraluce del secondario ha un diametro massimo di 58 mm, l’ostruzione risulta del 32%, un valore inferiore a quello tipico dei catadiottrici o dei Cassegrain commerciali ma non di molto.

Immagine: il menisco del Maksutov cinese

Sia l’interno del tubo che il paraluce del primario sono opacizzati efficacemente, pur se non ai livelli degli strumenti artigianali o semiartigianali, manca cioé un sistema di diaframmi per abbattere le riflessioni parassite.
La fuocheggiatura avviene tramite spostamento dello specchio primario, il che può determinare, come in tutti i catadiottrici industriali di questo tipo, un po’ di deriva d’immagine. L’esemplare di Mak a cui mi riferisco in questo articolo ha mostrato una deriva molto contenuta, attorno a 5 secondi d’arco, ma un altro che ho avuto occasione di esaminare approfonditamente mostrava invece una deriva di circa 40″, ancora tollerabile nelle osservazioni ad alto ingrandimento ma un po’ fastidiosa in uno strumento di questa categoria destinato a operare praticamente sempre a ingrandimenti elevati.

In definitiva un’intubazione certamente migliorabile ma in linea con gli standard di produzione cinesi e comunque sufficiente a sfruttare adeguatamente l’ottica.

 

DOTAZIONE

Nella dotazione standard c’è un oculare da 2 pollici di 28 mm di focale ad alta estrazione pupillare, che non vignetta (ma possono farlo oculari di focale superiore) ed è di qualità dignitosa, quindi non occorre sostituirlo. Vengono inoltre forniti un ottimo cercatore 9×50, un portaoculari da 2″ molto spartano dotato di due viti di fissaggio massacra-accessori, e un diagonale a specchio di qualità ordinaria, anche questo dotato di viti per il serraggio degli accessori e di riduttore da 31.8 mm. Il portaoculari è avvitato sulla culatta del tubo tramite un filetto non standard sul quale non è possibile montare portaoculari o raccordi fotovisuali di altre marche. Da contatti avuti recentemente con due noti rivenditori tedeschi di materiale astronomico, ho saputo che è in corso di realizzazione un numero limitato di raccordi dedicati a questo Mak che permetteranno di passare dal filetto originario ai vari sistemi di raccorderia di uso comune. Il diagonale, invece, lo si può sostituire subito con qualcosa di meglio.

Non c’è un manuale di istruzioni, anche se dal sito web della Skywatcher è possibile scaricare un buon vademecum per tutti i telescopi dotati di EQ-5 e che contiene informazioni del tutto generali sull’uso del telescopio e delle montature equatoriali, utili soprattutto al principiante. Lo strumento è accompagnato solo da un foglio A4 (anche questo scaricabile dal sito) con le istruzioni per il montaggio del tubo sulla montatura, la fuocheggiatura e l’installazione del red-dot finder, che comunque non è fornito.

Immagine: gli accessori in dotazione

COLLIMAZIONE

Immagine: le viti per la collimazione presente sulla culatta del telescopio

Il tubo è provvisto di viti di collimazione per lo specchio primario, ma nessuna istruzione viene fornita al riguardo. La procedura di allineamento è comunque abbastanza semplice e consiste nel regolare il primario agendo sulle viti a brugola grandi, mentre quelle piccole vanno strette per fissare la posizione raggiunta dallo specchio, almeno nei due esemplari che ho provato. Occorre dunque allentare per prima cosa le tre brugole piccole, collimare con le grandi – avendo cura di effettuare sempre piccolissime rotazioni non superiori a un 1/8 di giro per volta – e stringere nuovamente (ma non troppo) le piccole.
A differenza dei Newton, la cui regolazione ottica si fa dapprima alla luce del giorno in base alle riflessioni del primario e del secondario e passando eventualmente alla regolazione fine tramite lo star testing, la collimazione di questo Maksutov deve essere condotta direttamente sul cielo osservando fuori fuoco una stella ben alta, tipo la Polare che non occorre nemmeno inseguire. La semplice centratura dei riflessi  – osservando frontalmente da una certa distanza o guardando direttamente nel fuocheggiatore con un oculare Cheshire – non è infatti sufficientemente sensibile. Si tenga presente che poiché i Mak sono corretti solo in asse, dopo aver ruotato le viti di collimazione è necessario riportare sempre la stella al centro del campo per verificare l’esito dell’operazione.

Ovviamente la possibilità di collimare lo specchio primario è utile soltanto se è il primario ad essere disassato, magari in seguito a qualche sballottamento subito durante il trasporto dalla fabbrica all’importatore o al rivenditore finale. Ma nei Maksutov classici anche il menisco può essere un elemento critico da questo punto di vista, il quale deve perciò essere precollimato in fabbrica. Se l’asse ottico del menisco (e quindi del secondario) non coincidesse con l’asse del tubo, potrebbe non essere possibile raggiungere una collimazione soddisfacente, secondo l’entità dello scostamento. Uno dei vantaggi di alcuni Maksutov russi rispetto allo Skywatcher è proprio quello di avere un secondario separato dal menisco e perciò regolabile senza troppi problemi, anche se questa soluzione comporta un’ostruzione centrale maggiore.
Occorre comunque tenere presente che nei Maksutov commerciali prodotti in grande serie potrebbe capitare di dover tollerare una piccola inclinazione del menisco che non necessariamente porta a un degradamento apprezzabile delle prestazioni dello strumento. Se osservando l’immagine a fuoco di una stella, ad un ingrandimento attorno a 250x, il disco di Airy appare perfettamente rotondo e gli anelli non tendono a illuminarsi a ventaglio da una parte, possiamo senz’altro lasciare lo strumento così com’è, indipendentemente da come si presentano le immagini intra ed extrafocali. Se invece la centrica a fuoco è visibilmente asimmetrica, occorre agire sulle viti del primario per rimediare. Se così facendo il problema non rientra è necessario rimandare lo strumento all’importatore per le verifiche del caso.

 

Immagine: l’adesivo con le principali caratteristiche tecniche del telescopio

PRESTAZIONI

La prima cosa che mi ha colpito osservando in questo Mak è stata la luminosità delle immagini e la saturazione dei colori, che contrastavano notevolmente con i miei ricordi dei vecchi Mak russi, con le loro immagini scure a dominante giallina. Lo star testing ha evidenzato una leggera aberrazione sferica di ordine superiore, caratteristica intrinseca di questo progetto, ma per il resto un’ottica ben lavorata e soprattutto ben lucidata. Una leggera scollimazione del tubo ottico cui si riferiscono le figure in questa pagina è stata facilmente corretta agendo sulle viti del primario, ma il primo esemplare che ho esaminato mostrava invece una marcata asimmetria tra le immagini di diffrazione intrafocali e quelle extrafocali. Osservando a fuoco le centriche apparivano  comunque da manuale, con un disco di Airy perfettamente definito circondato da un anellino molto regolare, e lo strumento è risultato ugualmente utilizzabile, ma l’anomalia riscontrata era comunque sintomo di un problema di non perfetto assemblaggio delle ottiche.  In entrambi gli esemplari al bordo del campo visivo si evidenziavano i limiti della configurazione ottica, limiti che sono fisiologici e non vanno perciò considerati come difetti.

Mi sembra inutile ripetere anche qui gli aggettivi superlativi che accompagnano da sempre, sul web e sulle riviste, i resoconti delle prove di strumenti molto performanti. Mi limito solo a riferire che sia nelle osservazioni di dettagli lunari relativamente contrastati sia nell’osservazione di dettagli planetari piuttosto elusivi (vedi sotto) questo strumento è apparso in grado di soddisfare pienamente le aspettative dei visualisti dell’hi-res, naturalmente nei limiti imposti dai suoi 18 cm di diametro. I targets che ho utilizzato per verificare la resa ottica, applicabili peraltro a qualunque altro strumento, sono stati:

1.i piccoli ovali chiari nella SSTB di Giove
2.le condensazioni nella NTB
3.la regione circostante la GRS e l’ovale BA
4.le ombreggiature alla superficie di Mercurio
5.i piccoli craterini attorno a Birt e alla Rima Birt
6.i solchi sul fondo di Gassendi e di Petavius
 

L’incisione delle immagini, e la resa cromatica in particolare, sono risultati davvero notevoli, quasi al livello di un rifrattore apocromatico.

A differenza dei Maksutov di altre marche, soprattutto russi, in questo non ho riscontrato problemi di adattamento termico, nel senso che le piume di calore che si sviluppavano appena esposto il tubo all’ambiente esterno tendevano a risolversi nel giro di qualche decina di minuti. Sarebbe comunque consigliabile tenere lo strumento sempre all’esterno e al riparo dalla luce del Sole per evitare di perdere tempo a causa dei transitori termici.

Immagine: il treno ottico del telescopio contiene vetro Schott

 

CONCLUSIONI

Per il genere di osservazioni specificate più sopra questo Mak costituisce una valida alternativa agli apocromatici da 12 – 13 cm di diametro e anche agli ingombranti Newton “planetari” da 20 cm. Rispetto agli apo di cui sopra, col Mak abbiamo il vantaggio di una risoluzione superiore che ha la sua importanza quando si osservano dettagli lunari molto fini, nell’imaging planetario coi CCD o nella risoluzione di stelle doppie strette. Dove il Mak non può competere coi rifrattori è ovviamente nell’osservazione e nella fotografia del cielo profondo, a causa sia della lunga focale che delle aberrazioni extrassiali.

Rispetto agli Schmidt-Cassegrain da 8 o 9 pollici, invece, il discorso è più delicato perchè influenzato dalla qualità di questi ultimi, che è piuttosto variabile. Se si prescinde dall’ostruzione centrale, generalmente maggiore rispetto a quella dei Mak, un S-C ben costruito (e collimato!) è anche un ottimo strumento planetario in grado di dare molte soddisfazioni e che grazie a un rapporto focale più gestibile e a un’ottica meglio corretta anche lontano dall’asse ottico può fornire prestazioni interessanti anche sul cielo profondo. Questa configurazione ottica, però, proprio perché nasce come “tuttofare” non sempre espleta al meglio le proprie possibilità in alta risoluzione, a differenza dei Mak (non tutti, ma certamente lo Skywatcher) che invece nascono apposta per questo campo di applicazione. Pur avendo avuto la possibilità di fare parecchi confronti side-to-side tra i Mak e gli S-C in hi-res, ritengo però che questi confronti siano difficilmente generalizzabili per i motivi anzidetti, e preferisco pertanto non considerarli. Chi ha interesse anche per le osservazioni del cielo profondo può ovviamente trarre maggiori soddisfazioni da un S-C di ottima qualità piuttosto che da un Maksutov come quello esaminato.

Ai potenziali acquirenti consiglio di dotarsi (almeno finché non sarà possibile sostituire il portaoculari originario) di un buon riduttore a 31.8 mm con serraggio ad anello per l’osservazione diretta, e di un ottimo diagonale (non è necessario un 2 pollici) per quando occorre puntare oggetti molto alti nel cielo. Di solito si tende a sconsigliare l’uso dei diagonali in alta risoluzione ma oggi sono disponibili deviatori davvero molto performanti, come il prisma Baader Planetarium che uso spesso con ottimi risultati.
Per quanto riguarda gli oculari, grazie alla focale di quasi tre metri è sufficiente un solo oculare zoom di ottima fattura per sfruttare completamente le possibilità di questo strumento in alta risoluzione. Per l’osservazione di panorami lunari ad alto ingrandimento sarà utile un oculare di 8 mm di focale e di 60 o 70 gradi di campo apparente, possibilmente ad alta estrazione pupillare, mentre per l’osservazione del Sole (con filtro a piena apertura da anteporre al menisco e di provata qualità ottica) va benissimo l’oculare in dotazione. Sempre per l’osservazione di Luna e Sole, una torretta binoculare potrebbe costituire una notevole aggiunta al parco accessori. Un telextender fotovisuale, infine, sarà utile a chi vuole dedicarsi all’imaging lunare e planetario.

DISCLAIMER

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