Intervista a Marco Meniero: Sky Photography, esperienza e passione

Ciao Marco, benvenuto su Binomania. Vorresti informare i lettori sulle tue passioni?

 

Ciao Pier, un saluto agli amici di Binomania e grazie di avermi invitato.

Lavoro per l’Aeronautica Militare e sono controllore del traffico aereo. Ho lavorato tredici anni all’aeroporto “Galileo Galilei” di Pisa sia in Torre, sia nella Sala radar come “approach controller”, successivamente ho prestato servizio presso il 4 Stormo Caccia Intercettori di Grosseto e dal 2017 sono presso l’Aeroporto “Fabbri” di Viterbo.

Amo il mio lavoro, ma amo anche “controllare”, per hobby, il cielo, fermando con un click i suoi mutamenti e la sua spettacolarità. Sono appassionato di astronomia, di meteorologia e di fotografia fin dai primi anni ’90 e seguo le mie passioni con mia moglie Andreina Ricco. Con lei nel 2003 ho scritto il quaderno de L’Astronomia “Luci dell’Atmosfera”.

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L’astrofotografia si è molto evoluta da quando ho iniziato. Nei primi tempi ero solito muovermi in gruppo per trovare luoghi al buio, essenzialmente in campagna o in collina, per osservare e fotografare gli astri, la Luna e il Deep Sky. Gradualmente ho sviluppato anche la tendenza di fotografare in aree urbane dove la luce artificiale la fa da padrona Anche dalle città, tuttavia, ho sempre sostenuto che si possono comporre foto astronomiche artistiche. A questo scopo ho sempre cercato una location fotogenica e cercato l’ispirazione per creare una buona foto integrando il linguaggio fotografico con gli elementi astrali ed architettonici. Mi sono impegnato per dare basi solide alla mia preparazione di astrofile, anche se il tempo dedicato alla Sky Photography rimane sempre un hobby. Ho studiato tecniche, autori e composizioni e mi sono applicato con costanza per ottenere prestazioni sempre migliori. Tutto ciò mi è stato riconosciuto con numerosi premi vinti, con collaborazioni con le più autorevoli riviste del settore, con le mostre egli eventi nazionali ed internazionali a cui ho partecipato e con oltre trecento pubblicazioni fotografiche.

Per entrare nel mio mondo della mia fotografia, che chiamo Sky Photography, amo citare la definizione attribuitami da Paolo Sottocorona (meteorologo e conduttore televisivo – La7): “Luce astrale come pennello fotografico sembra solo una bella frase, finché non si arriva al cospetto delle foto di Meniero, e allora ci si accorge non solo che questo “pennello” esiste, ma anche che Marco lo sa usare bene. Non è però un freddo strumento tecnico, è davvero una finestra aperta ad incontrare emozioni; la tecnica serve, ma senza il cuore è poca cosa!

 

La Sky Photography rappresenta un percorso fotografico che consiste nel registrare immagini del cielo diurno (skyscapes) e del cielo notturno (nightscapes) al fine di comunicare una serie di suggestioni e pensieri. In particolar modo con skyscapes si parla di fotografia fotometeorica che consiste nella ripresa di un fenomeno luminoso prodotto dalla riflessione, dalla rifrazione, dalla diffrazione o semplicemente dall’interferenza della luce solare, lunare od astrale con le particelle presenti nella tropopausa. Mentre con nightscapes si parla di “astrofotografia artistica”, ovvero di quella branca dell’astrofotografia che si avvale di metodi compositivi che richiamano elementi artistici per fotografare le nebulose, le comete e gli astri in generale.

Credo che lo scatto fotografico rappresenti sia uno stimolo culturale finalizzato allo studio scientifico del cielo, sia una sfida di tecnica fotografica. E’ il caso della ripresa del green flash: per fotografarlo, ho fatto uno studio statistico su un campione di seicento tramonti al fine di estrapolare il valore della brillanza e di poterla usare nelle formule che determinano la sensibilità ISO dei sensori. Tale risultato, pubblicato sulla rivista americana Sky&Telescope nel 2005 permette ora a tutti di fotografarlo senza sbagliare i tempi d’esposizione.

Che telescopio possiedi?

Ho iniziato nel 1989 con un monocolo russo 20×50 preso dai miei genitori al mercatino romano di Portaportese, successivamente mi regalarono per i 18 anni un newton Vixen 100RS Super Polaris. Nel 2004 affiancai il Vixen ad un maksutov Skywatcher Mc127 dalle prestazioni discrete. Nel 2008, ho deciso di sostituire lo storico Vixen con uno stupendo Takahashi TOA130S ed un Televue Genesis su 10Micron GM1000HPS. Uso oculari Televue, Pentax ed Explore Scientific con FOV da 100. Come attrezzatura fotografica uso reflex fullframe Canon ed ottiche Sigma Art, che reputo abbiano il miglior rapporto costo/prestazioni attualmente sul mercato.

 

Ho visto che ami molto la fotografia classica, le tue immagini, infatti, toccano il cuore per bellezza e composizione, cosa ne pensi della moda di elaborare all’inverosimile le fotografie astronomiche?

Grazie per aver citato la fotografia classica nella domanda: infatti m’ispiro ai canoni della bellezza classica quando compongo come, ad esempio, le proporzioni della sezione aurea, la regola dei terzi e l’armonia della linee. Nei miei scatti integro con il linguaggio fotografico gli elementi astrali e quelli urbani.

Per me è importante confezionare nel modo più gradevole possibile l’immagine utilizzando le migliori tecniche di ripresa e di post-produzione, senza però alterare la realtà! Spesso si vedono foto con elaborazioni talmente spinte che rappresentano immagini molto lontane dal vero. Questo approccio purista lo condivido con quattro amici con cui ho fondato il gruppo di ricerca astrofotografica Pictores Caeli. Il team è composto dagli astrofotografi Giorgia Hofer, Marcella Giulia Pace, Dario Giannobile e la regista Alessia Scarso.

Da poco si è sviluppata anche la moda di fotografare, da siti bui, la Via Lattea e la Luna e poi incollarle su diversi scenari paesaggistici. Questa tendenza ha lo scopo di produrre sull’osservatore un effetto wow. Alcune di queste foto, ben composte, a modo loro sono artistiche, ma si possono considerare un nonsense astronomico perché le immagini rappresentano una scena di solito edulcorata, più ideale che reale.

 

Sei anche appassionato di osservazioni visuali?

Certamente, anche se ultimamente non ho molto tempo da dedicare alle nottate sotto i cieli bui. Gli oggetti che prediligo sono i dettagli lunari, il deepsky e l’osservazione dei miraggi sull’orizzonte marino.

Io mi considero un osservatore “prestato” all’astrofotografia: ogni foto che propongo deriva da una precedente osservazione. Solo dopo aver osservato il fenomeno astronomico mi cimento nel trasmettere fotograficamente le sensazioni che mi ha lasciato. La realizzazione della foto rappresenta per me la fase finale del processo di interiorizzazione della scena osservata. Per molti invece la foto è la fase iniziale di un meccanismo che culmina con la diffusione della foto sui social e con la raccolta del bottino di “like”. Io reputo questo secondo atteggiamento piuttosto arido e poco “artistico” anche se è più funzionale al meccanismo di auto-promozione.

Ovviamente mi cimento anche in osservazioni visuali non finalizzate all’imaging e per far capire il mio approccio verso queste faccio mie le parole dell’astrofilo Salvatore Albano :“ Osservare è un arte e come tale deve essere trattata, per impadronirsi totalmente di quest’arte ci vogliono anni di costante pratica. Anche fotografare è un arte, ma riuscire a vedere – o preferibilmente, percepire – dettagli squisitamente fotografici, direttamente nell’oculare del proprio strumento, è come arrivare sulla cima dell’Everest avendola scalata. La nebulosa oscura Testa di Cavallo è perfettamente visibile nelle fotografie, ma apprezzare la sua diafana bellezza visualmente, significa coglierne l’essenza più intima”.  

 

Due tra gli obiettivi che mi sono prefissato sono: correre fino in fondo la Maratona Messier ed osservare completamente tutti gli oggetti del catalogo Caldwell.

 

Utilizzi il binocolo, per lavoro e per diletto?

A lavoro ho a disposizione due binocoli Zeiss 7x50B T* che reputo fondamentali per cercare gli aeromobili quando le condizioni meteo sono marginali. Quando si opera con i traffici aerei che seguono il profilo VFR è fondamentale tenerli in vista e per questo non si può fare a meno di usufruire del binocolo. Esistono anche delle procedure che ne obbligano l’uso: quando un pilota in volo ha il sospetto che ci siano problemi al carrello di atterraggio, egli dichiara emergenza ed effettua un basso passaggio davanti alla Torre di Controllo al fine di far effettuare al controllore una ispezione visiva col binocolo. Il controllore se osserva il carrello in posizione estratta deve dichiarare con la fraseologia “seems down”, ovvero “sembra estratto”, dopodiché il pilota decide se procedere all’atterraggio.

Avresti qualche consiglio da dare ai giovani che si avvicinano all’astrofotografia per la prima volta?

Sicuramente consiglio di non seguire le mode dettate dai social network. Reputo sbagliato fotografare per ottenere i “like”, gli Apod o per vincere i concorsi. Questa tendenza  può solo appagare le vanità personali. Astrofotografare vuol dire farsi guidare nella composizione dalle sensazioni intime che si provano davanti al cielo stellato. La fotografia è una forma di arte che esplicita il bisogno di esprimere un messaggio. Pertanto i giovani devono cercare con umiltà la via migliore per esprimersi comunicando la propria visione del cielo stellato. Ho notato su Facebook una generazione di fotoamatori che ha intrapreso questo hobby da quattro-cinque anni e si propone come influencer, pur mostrando carenze culturali, come ad esempio non aver mai sentito parlare di David Malin o di Akira Fujii oppure non aver mai visitato mostre dei grandi fotografi tipo Vivian Maier o Michael Kenna. Sconsiglio vivamente di farsi influenzare da questi fotografi che si propongono come opinion leader.

Quando metto l’occhio dietro la reflex cerco di trasmettere le mie sensazioni con il linguaggio della fotografia: una buona foto deve far pensare oppure sognare. Per riuscirci si deve essere in grado di riconoscere i fenomeni celesti con le loro effemeridi e saperli inserire con armonia nel fotogramma. Consiglio di studiare il cielo, i principi della meccanica celeste e per quanto riguarda la fotografia, ritengo utile studiare le regole della composizione ed osservare le foto dei grandi fotografi.

La fotografia è una lingua la cui grammatica è costituita dall’equilibrio con cui si dispongono gli elementi visivi selezionati; le regole grammaticali e la sintassi sono quindi costituite esclusivamente dalla sensibilità del fotografo, il quale le applica con la tecnica per determinare la composizione finale. Per questo è importante studiare la tecnica e sviluppare la propria creatività.

 

Concludo questa intervista citando Corrado Lamberti che afferma parlando delle sue foto: “Estremamente suggestive le congiunzioni di pianeti: il cielo, sconfinato e maestoso, incombe su ciò che è simbolo della caducità dell’uomo e lo ammonisce a ponderare dimensioni temporali meno effimere, dimensioni spaziali meno anguste. E’ un richiamo a confrontarci con la storia dell’Universo e a riconoscerci in essa”.

Sito ufficiale di Marco Meniero https://www.meniero.it/