Binocolo ORION 2X54 da 36°: allargare gli orizzonti del cielo a occhio nudo

 

 Se non fosse stato per un recente scambio epistolare con Paolo Morini della UAI di Ravenna, noto astrobinofilo, non ci sarei ricascato….e invece….
di questi aggeggi se n’era già parlato, anche sul forum di Binomania ( viewtopic.php?t=7485) e le mie esperienze con modelli precedenti erano state tutte deludenti: un tipico galileiano di poco costo di cui era usufruibile metà e poco più del campo con tutto il resto intorno che sembrava un fondo di bottiglia sfocato. E  invece stavolta no! E’ stata una piacevole sorpresa!

Negli ultimi anni il mercato si è arricchito di questi galileiani rivistati a largo campo con diametri fra i 40 e i 54 mm e ingrandimenti a 2-3 x. La rivisitazione di questi strumenti consiste essenzialmente nell’introduzione di elementi ottici correttivi per poter usufruire correttamente di tutto il campo. Qui dobbiamo dimenticare gli usuali concetti binoculari di pupilla d’uscita, minima distanza di messa fuoco, campo reale e apparente. Infatti, in questi schemi ottici il campo è direttamente correlato al diametro della lente frontale; per natura stessa dello schema galileiano  l’oculare è posizionato prima del fuoco dell’obiettivo cosicché in realtà noi mettiamo a fuoco per la nostra vista questa sorta di immagine virtuale e di conseguenza sarà poi tutto a fuoco a qualsiasi distanza noi osserveremo.

L’estrazione pupillare è molto ridotta e quanto più riusciamo ad “appiccicare” l’occhio allo strumento, tanto più riusciremo a  usufruire di tutto il campo possibile.

Sulla base di queste premesse, ho quindi preferito rivolgermi a un 54 mm rispetto ai più diffusi 42 mm,  proprio perché temevo le precedenti esperienze e quindi volevo guadagnarmi un po’ più di campo. Ho quindi acquistato questo Orion 2×54  per 150 euro, prezzo ben superiore agli strumenti che circolavano in passato, perlopiù russi, che variavano dai 30 ai 70 euro.

Lo strumento, fornito in una custodia di cordura imbottita,  tappi e tracolla, è ben costruito e rifinito. Il peso è notevole intorno ai 380 g,  e per questo l’ho munito di  un laccetto perché potrebbe sfuggire di mano. Gli obiettivi anteriori sono filettati, così da  poter utilizzare filtri.

Proprio per le peculiarità di questo schema ottico non vi è un degrado  d’immagine alla periferia del campo che inizia da una certa fascia in poi, ma è tutto abbastanza omogeneo e le aberrazioni geometriche  possono aumentare o ridursi in rapporto a una buona “centratura” dell’occhio o meno: cioè per ottenere il meglio è necessario regolare bene la distanza interpupillare centrando un occhio per volta sul soggetto che deve apparire la centro su ogni oculare per ottenere e il miglior parallelismo degli assi ottici; solo così si possono ridurre al massimo i difetti.


Sul campo è gradevolissimo! Certo non aspettatevi stelle a capocchia di spillo o aberrazioni assenti, ma qui il campo è davvero quasi tutto sfruttabile e con una buona resa ottica: le stelle rimangono stelle e non sberleffi e tanto meno trasformate in galassie da un coma pauroso come nei vecchi strumenti del passato. Per quello che riguarda il campo in realtà non sono riuscito a sfruttare bene tutti i 36 ° ma sempre intorno ai 30° e sempre in modo soddisfacente  e gradevole. Bisogna cercare di  non inclinare troppo lo strumento rispetto agli occhi se no si perde il parallelismo su descritto e aumentano i difetti.

La bellezza è  poter osservare in tutta la loro interezza il Cigno, Cassiopea, Orione, Auriga e bei quadretti che racchiudono Pleiadi e Iadi tutte insieme; il tutto  con molte più stelle di quanto se ne vedrebbero a occhio nudo con un guadagno medio di circa 1 mag abbondante.

Sulle Pleiadi, da cielo cittadino inquinato, ho contato da 8 a 9 stelle a seconda della sere: insomma mi ha restituito il cielo com’era prima di questo dilagante inquinamento luminoso!

Sotto un bel cielo si iniziano a vedere anche delle nebulosità che si possono esaltare applicando dei filtri UHC (sono molto speranzoso per il Sagittario l’estate prossima).

Non esistono accessori particolari ma uno se li può inventare come ho fatto io per i filtri nebulari, certamente introvabili da 54 mm (ma anche dei 2 pollici adattati sarebbero ben più costosi di quelli standard da 1,25); ho infatti utilizzato degli UHC “di recupero” da un negozio di astronomia (filettatura sbagliata), smontato il telaio e applicati i vetri con una colla da gomma ( ma vanno bene anche altri adesivi) su conchiglie di gomma che ho ordinato e poi opportunamente modificato.

Mi piacerebbe anche costruire un’intelaiatura così da poterli utilizzare da sdraiato  come fossero occhiali, nonostante il peso,  e godermi il cielo a occhio nudo “amplificato” senza dover sorreggere lo strumento  (la Kasai, per esempio dispone di una  sorta di maschera da utilizzare con i suoi modelli in tal senso, la cosiddetta bino mask, reperibile all’estero ma non tanto economica ).

In conclusione: un ammennicolo assai divertente e  di buona qualità,  da portarsi dietro ovunque per riscoprire il cielo a occhio nudo ma con una marcia in più. Sul terrestre invece mi sembra non ne valga la pena e non mi ha “smosso” più di tanto, ma non tutti la pensano così. Consigliato quindi all’astrofilo amante del largo campo, curioso di gingilli ottici in generale. Quando mi stuferò, sarà il tipico strumento ottico “strano e originale” da tenere in bella mostra sulla libreria.

 

   

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