Vixen Sphinx SXD2 – Starbook Ten

Un’occhiata ai cataloghi dei rivenditori di materiale astronomico rivela che la parte preponderante dei supporti per telescopi è ancora costituita dalle montature equatoriali, nonostante la recente diffusione dei riflettori dobsoniani e delle montature altazimutali. Per chi pratica l’astronomia non professionale ad un certo livello la montatura cosiddetta “parallattica” è ancora il supporto di riferimento in quanto garantisce quella robustezza, precisione e stabilità che le montature altazimutali in generale non possiedono. Mentre in campo professionale queste ultime costituiscono una scelta obbligata visti i diametri in gioco, nel settore amatoriale e per telescopi fino a circa 35 – 40 cm di diametro, la classica equatoriale alla tedesca non ha ancora trovato un’alternativa altrettanto valida e le migliori realizzazioni di questo tipo ripercorrono ancora, in chiave più moderna, la via tracciata da Joseph Fraunhofer quasi due secoli fa per il celebre rifrattore di Dorpat.

Schema del grande rifrattore di Dorpat costruito da Joseph Fraunhofer nel 1824 per Friedrich Wilhelm Struve. Aveva un’apertura di 9.5 pollici e una lunghezza focale di 14 piedi. Lo strumento era installato su quella che da allora è nota come montatura equatoriale alla tedesca.

Sono entrato in possesso di una delle montature equatoriali del catalogo Vixen, la Sphinx SXD2, dotata del controller Starbook Ten e riporto nel seguito le mie impressioni su questo prodotto nell’uso visuale. 

CARATTERISTICHE TECNICHE

  • Testa monolitica in lega di alluminio, con elettronica e motori integrati
  • Peso testa di 9.2 Kg (contrappesi esclusi) e capacità di carico di 15 Kg fotografici
  • Corone dentate di AR e DEC di di alta qualità da 72 mm, 180 denti, in ottone ad alta resistenza
  • Asta contrappeso retrattile e 2 contrappesi inclusi (da 1,9 Kg e 3,7 Kg)
  • Bilanciamento del carico che permette di risparmiare il 40% dei contrappesi normalmente necessari
  • Cannocchiale polare 6×20 SX con illuminatore incorporato
  • Precisione di allineamento inferiore a 2′
  • Assi in AR e DEC in acciaio da 40 e 35 mm di diametro rispettivamente, 9 cuscinetti reggispinta
  • Motori con velocità massima di 1000x gestiti con 250 impulsi al secondoCulla per slitte standard Vixen GP.

Starbook TEN

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  • Computer di puntamento con processore RISC a 32bit 324 MHz
  • Display TFT 5″ WVGA 800x480px a 65.536 colori
  • Interfaccia utente in italiano
  • Luminosità regolabile e modalità diurna/notturna
  • Regolazione retroilluminazione rossa dei tasti
  • Funzione di planetario con cartografia celeste fino a 1′ e calcolo della posizione di Luna, pianeti, satelliti, asteroidi e comete
  • Mappa lunare dettagliata e navigabile
  • Simulazione delle eclissi lunari con avanzamento ombra terrestre sul display in real time272.342 oggetti
  • Funzioni ibernazione, PEC, compensazione backlash
  • Video imaging integrato per riprese planetarie
  • Database di 22.725 oggetti celesti (stelle fino alla magnitudine 7)
  • Controller utilizzabile indipendentemente dalla montatura come planetario portatile
  • Software aggiornabile via web
  • Controllo remoto da PC via porta Ethernet (LAN)
  • Alimentazione 12V CC, assorbimento 0,4-1,7 Ah.

DESCRIZIONE

La SXD2 si presenta in un design moderno ed esteticamente piacevole, caratterizzato dal colore bianco che si ritrova su tutte le montature Vixen, una scelta che risulta particolarmente utile  – ma forse non intenzionale – nell’uso diurno per evitare surriscaldamenti. La montatura si installa sul nuovo treppiede SXG che sostituisce il vecchio HAL-130. La sezione di montatura che si inserisce nel treppiede è ora più stretta (45 mm) rispetto al precedente standard Vixen (60 mm) e pertanto volendo utilizzare la SXD2 sui vecchi treppiedi o colonne Vixen (come ho fatto io) o sui supporti per i cloni cinesi della GP (EQ5/HEQ5) occorre un adattatore opzionale per riempire il gap. Anche il perno sul quale agiscono le viti a contrasto per la regolazione fine dell’azimut è cambiato rispetto al passato e ora ne serve uno più lungo che viene fornito a corredo del nuovo treppiede.

La testa equatoriale pesa 9 kg con un ingombro superiore, ma non di molto, a quello della GPD2. Parte del peso, costituito dai motori, è collocato in modo da fungere da contrappeso interno, cosicché per telescopi piccoli e senza accessori pesanti non è necessario installare contrappesi aggiuntivi. Di questi ne vengono comunque forniti due, da 1.9 e 3.7 kg, che alla bisogna si installano sull’asta contrappesi, la quale è retrattile all’interno della testa equatoriale: sbloccando un piccola leva la si estrae facilmente. Per dare un’idea, il mio Takahashi Sky-90 provvisto di cercatore, prisma di Herschel Baader e visore binoculare Baader Mark V richiede, con la GPD2, 3.7 kg di contrappesi quasi all’estremità dell’asta, mentre con la SXD2 basta un contrappeso piccolo da 1.9 kg situato in prossimità dell’estremità superiore dell’asta. Per bilanciare il Mewlon 210, d’altra parte, si risparmiano quasi 4 kg di contrappesi. In definitiva la soluzione adottata da Vixen, considerando che il peso “interno” è poco sotto l’incrocio degli assi, va a beneficio della stabilità complessiva.

Il carico massimo dichiarato è di 15 kg per uso fotografico, in pratica newton e catadiottrici fino a 30 cm di diametro e rifrattori fino a 15 – 20 cm, secondo il tipo di intubazione e la lunghezza focale. Qualche rivenditore reclamizza la SXD2 per 20 kg fotografici, tenendo conto del fatto che le specifiche Vixen sono di solito un po’ conservative.

La montatura è priva, purtroppo, di cerchi graduati in AR e Declinazione – che si ritrovano invece sulla GPD2 e, all’altro estremo della gamma Vixen, sulla AXD – come pure dei moti micrometrici manuali, ormai scomparsi dalla quasi totalità delle montature equatoriali. E’ una scelta a mio avviso discutibile, che ha motivazioni quasi esclusivamente commerciali e fa sì che gli utilizzatori dipendano dall’alimentazione elettrica, che qualora venisse a mancare rende di fatto queste montature inutilizzabili. Pazienza, questa è la tendenza attuale del mercato e tanto vale farsene una ragione.

La SXD2 viene fornita di default con un cannocchiale polare, la cui efficacia non ho però testato essendo che la montatura è stata utilizzata da una postazione da cui il polo celeste non è visibile. Il manuale di istruzioni riporta comunque anche la tecnica di allineamento al polo col metodo della deriva, che è poi quello che uso abitualmente.

La regolazione dell’asse polare in altezza avviene tramite una comoda vite posta sulla base della montatura e il valore di altezza viene letto su una scala graduata sita posteriormente, al di sotto del cannocchiale polare. La regolazione in azimut avviene al solito con una coppia di viti a contrasto.

La montatura è prevista di attacco standard per slitte Vixen, con le solite viti di fermo (grande) e antiscivolamento (piccola). Purtroppo non è stata prevista la possibilità di usare le slitte tipo Losmandy, che necessitano pertanto di un adattatore, acquistabile dal catalogo Vixen a un prezzo secondo me eccessivo, per fortuna ne esistono alcuni in commercio come lo Starwave

I motori di tipo micro-step sono molto silenziosi, decisamente più silenziosi della mia Celestron CGEM, che al confronto fa davvero un bel rumore. E’ possibile selezionare 5 velocità diverse durante il GoTo, da 1000 a 100 volte la velocità siderale e in tutte le modalità il rumore dei motori della SXD2 è minimo. Di default la velocità di GoTo è impostata al massimo.

Il manuale istruisce l’utente a ridurre l’eventuale backlash con modalità simili a quanto fanno altri sistemi GoTo, tuttavia nell’esemplare di SXD2 che ho avuto in prova il backlash in Declinazione era assente e quello in AR tanto ridotto da non richiedere alcun intervento. Anche ai massimi ingrandimenti non ho mai notato vibrazioni o irregolarità nel moto, inoltre la SXD2 è abbastanza robusta da essere insensibile a piccole folate di vento che dovessero alzarsi durante le osservazioni.

FUNZIONALITA’ DELLO STARBOOK TEN

Lo Starbook Ten costituisce un significativo progresso rispetto al vecchio Starbook in dotazione alle Sphinx, e differisce dai sistemi GoTo più diffusi (SynScan, Nexstar, ecc.) per l’interfaccia che presenta all’utilizzatore la mappa della zona di cielo verso cui è puntato lo strumento, ciò che rende superfluo il controllo della montatura tramite PC. Lo Starbook si collega alla montatura tramite un cavo RS232. Non tutti i cavi di questo standard vanno bene infatti il manuale avverte che le connessioni non corrispondono allo standard RS232-C, in caso di malfunzionamento occorre trovare un sostituto adatto.

L’alimentazione della montatura e quindi dello Starbook può avvenire da rete o da batteria. E’ richiesto un voltaggio di 12V e una corrente variabile tra 0.45 e 2.5 A, dipendente dal carico e dalla velocità imposta ai motori durante il GoTo. Vixen adotta come standard un connettore di tipo EIAJ RC5320A di difficile reperibilità in Europa. Occorre pertanto utilizzare il cavo con presa accendisigari in dotazione collegandolo all’apposito alloggiamento di una powertank o acquistare l’alimentatore Vixen (da rete) opzionale. Curiosamente, nemmeno questo alimentatore ha il jack richiesto dalla SXD2 e viene fornito a sua volta con un adattatore che alla bisogna si può scollegare per riutilizzarlo con altri alimentatori. Il controller dello Starbook è dotato anche di porte LAN e autoguida.

L’area di lettura del display misura mm 108 x 65, la sua luminosità è regolabile (se si vuole si può mettere in “night mode” per non rovinare l’adattamento al buio) e la leggibilità è ottima, non presenta dettagli confusi o caratteri poco chiari, anche se ovviamente quando si imposta lo zoom verso il massimo campo inquadrato risulta un certo “affollamento” di lettere, linee e simboli. L’illuminazione si può regolare dalle impostazioni del sistema; di default la luminosità è settata a 15 (su 20) che è senz’altro sufficiente per l’uso notturno ma insufficiente per quello diurno. All’accensione del sistema durante il giorno occorre pertanto schermare il display dalla luce diretta per poter visualizzare il menu e per prima cosa accedere ai settaggi per alzare la luminosità. Questa operazione va compiuta ad ogni accensione, cioé il valore impostato non rimane in memoria.

La tastiera è semplice ed ergonomica e i tasti possiedono la giusta sensibilità alla pressione, cioé non è necessario premere troppo né si azionano semplicemente sfiorandoli (con alcune pulsantiere di altri sistemi mi è capitato di dover premere eccessivamente). Anche la luminosità dei tasti, con luce rossastra, è regolabile dalle impostazioni iniziali. Per ovvi motivi, a differenza di pulsantiere dal design più essenziale, lo Starbook non si può usare con una mano sola altrimenti cade.

Una batteria interna del tipo CR2032 viene fornita con lo Starbook e ha la funzione di preservare i settaggi iniziali (luogo, data, ora, ecc.), eventuali dati memorizzati e, soprattutto, l’ultima posizione della montatura al momento dello spegnimento. Sostituendo la batteria occorre reimpostare i dati iniziali.

Il controller soffre l’umidità: in una fredda notte nebbiosa durante la quale sia la montatura sia il tubo ottico erano soggetti a condensa, mi è capitato che la superficie interna del vetro di protezione si appannasse. Il velo di umidità è poi scomparso rapidamente una volta portato il display in casa.

Lo Starbook Ten presenta tre modalità di funzionamento:

Initial Setting: è la modalità che si attiva una volta acceso lo Starbook. Da questa modalità è possibile decidere se riutilizzare i settaggi della montatura al momento dell’ultimo utilizzo (configurazione di allineamento, ora, data, luogo, lingua di interfaccia, ecc.) o se impostarne di nuovi. Da questa schermata si può inoltre regolare la luminosità del display o dei pulsanti.

Scope Mode: è la modalità standard che si usa durante le osservazioni. Il display mostra la posizione in cielo verso la quale è rivolto il tubo ottico, posizione che naturalmente cambia muovendo il tubo con i tasti direzionali e durante il GoTo. In questa modalità si può vedere istante per istante dove punta il telescopio.

Chart Mode: il display mostra l’aspetto del cielo permettendo di navigare sulla carta celeste con i tasti direzionali ma senza muovere anche il telescopio. La funzione è molto utile per trovare e/o decidere quale oggetto puntare; fatto ciò si preme ENTER, il sistema passa in Scope Mode e si può effettuare il GoTo.

Vediamo ora più in dettaglio il funzionamento dello Starbook. Nel seguito s’intende che stiamo parlando dello Starbook Ten e non starò a specificarlo ogni volta. Per deformazione professionale ho usato il controller con l’interfaccia in inglese, ma è disponibile anche quella in italiano.

Il controller possiede tre gruppi di tasti:

1 – Tasti di zoom avanti e indietro rispetto alla carta del cielo. Questi tasti (a sinistra nella foto qui sotto) hanno una doppia funzione: “zoomano” sulla carta in modo da inquadrare parti sempre più limitate di cielo, aumentandone il dettaglio, oppure sempre più larghe; in Scope Mode questa funzione regola anche automaticamente la velocità alla quale si sposta il tubo del telescopio, minore è la porzione di cielo rappresentata sul display, minore è di conseguenza anche la velocità di movimento del tubo ottico. Ciò permette di effettuare spostamenti veloci tra oggetti celesti molto distanti tra loro (fino a 800 volte la velocità siderale) o spostamenti lentissimi per inquadrare gli oggetti nell’oculare ad alto ingrandimento o per correggere durante le pose fotografiche guidate, con tutto lo spettro di velocità intermedie che non sono perciò limitate, come avviene in altri sistemi GoTo, a pochi valori compresi tra i due estremi. Gli stessi pulsanti usati per lo zoom servono anche a navigare tra i menu a tendina.

2 – Tasti numerici e di comando. Questi tasti (gruppo al centro nella foto) hanno molteplici funzioni come risulta dallo schema seguente:

3 – Tasti direzionali. Questi servono sia per muovere il telescopio (Scope Mode) sia per navigare sulle carte celesti (Chart Mode), inoltre permettono di accedere ai sottomenu a tendina. E’ possibile scegliere se muovere il telescopio in altezza e azimut, in AR e Dec oppure ciascuno dei due assi singolarmente. Se la montatura è correttamente allineata al polo, i movimenti in AR/Dec e X/Y coincideranno. Tramite lo Starbook è dunque possibile usare la SXD2 in modalità altazimutale, ad esempio per l’osservazione di panorami terrestri o quando lo stazionamento al polo non interessa, senza bisogno cambiare l’inclinazione degli assi.

Una delle caratteristiche maggiormente apprezzabili dello Starbook è costituita dal display che in una sola schermata presenta tutta una serie di informazioni che altrimenti occorrerebbe cercare smanettando con la pulsantiera. Al di sopra della carta celeste, da sinistra verso destra, troviamo innanzitutto l’indicazione della modalità nella quale sta funzionando lo Starbook, Scope Mode o Chart Mode. Nell’angolo in alto a destra leggiamo invece la data e l’ora (locale) e il livello della batteria qualora si alimenti la montatura da powertank invece che da rete.

Al di sotto della cartina leggiamo invece altri dati utili. Sempre da sinistra a destra troviamo un’icona che ci indica se la montatura sta inseguendo o meno. L’interruzione dell’inseguimento siderale è utile qualora si voglia allineare il cercatore su bersagli terrestri, variare la contrappesatura, montare altri accessori, ecc., operazioni che disturberebbero l’inseguimento. A seguire troviamo le coordinate equatoriali e azimutali verso cui lo strumento è rivolto, supposto correttamente allineato al cielo, il nome dell’oggetto puntato e le sue coordinate equatoriali, il numero di punti usati per l’allineamento, il livello di zoom, la modalità di funzionamento dei tasti direzionali (Alt/Az, AR/Dec, X/Y) e la velocità dei motori che, come detto più sopra, è collegata al livello di zoom.

Tra le due barre c’è la carta celeste vera e propria che occupa la maggior parte del display.

Il menu generale, che appare dopo aver effettuato le operazioni preliminari. Da qui si accede a tutti i settaggi, System, Chart e Mount:

Poter puntare il telescopio avendo a disposizione una vera carta celeste analoga agli atlanti cartacei costituisce un progresso enorme rispetto ai GoTo che permettono di puntare le stelle solo in base ai nomi propri o all’inutile catalogo SAO. Lo Starbook, inoltre, non solo riporta i nomi propri ma anche la designazione di Bayer e di Flamsteed delle stelle di ogni costellazione, oltre naturalmente alla designazione dei DSO.

Il punto del cielo verso cui è rivolto il telescopio è identificato da due cerchi concentrici di diametro apparente (cioé riferito al cielo) variabile secondo il livello di zoom e indicato da un piccolo numerino. In questo modo è facile rendersi conto non solo di cosa effettivamente si sta osservando ma anche dell’entità di eventuali errori di puntamento. Ho trovato questi cerchi utilissimi nell’uso della SXD2 con diversi tubi ottici nella stessa sessione osservativa senza dover rifare l’allineamento, ciò che costituisce il mio normale modus operandi. E’ noto, infatti, che se si cambia il tubo ottico si perde l’allineamento perché due tubi diversi sulla stessa montatura non puntano mai nella stessa direzione. Ma sostituendo il tubo con cui si è fatto l’allineamento iniziale con un altro e portando una delle stelle di allineamento al centro del campo, il centro dei due cerchi mostra dove punterebbe il tubo precedente col quale si è “istruito” lo Starbook, e si può così stabilire l’entità dell’errore di puntamento e sfruttarla per usare comunque il GoTo anche con il secondo (terzo, quarto, ecc.) tubo, basta tenere conto della discrepanza, che si può anche leggere immediatamente sul display in termini di AR e Dec.

L’allineamento iniziale avviene portando il tubo ottico nella “home position”, che a differenza dei goto cinesi in questo caso corrisponde ad altezza 0° e azimut 270° (ovest all’orizzonte) sfruttando i riferimenti posti sull’asse di Declinazione e di AR (l’asta dei contrappesi deve essere nella posizione più bassa). La montatura deve essere stata preventivamente allineata al polo, anche solo in modo approssimato, e la barra contrappesi deve essere nella posizione inferiore (anche sull’asse di AR ci sono dei riferimenti). A questo punto appare il menu iniziale dal quale impostare le coordinate geografiche, la data, il tempo locale (in ora estiva, se è in vigore) e il fuso orario. Confermando i dati si passa in Scope Mode da dove, premendo il tasto STAR, si accede alla lista delle stelle più brillanti presenti in cielo. A differenza di altri GoTo qui la lista delle stelle di allineamento non è definita dal programma ma l’utilizzatore può scegliere quelle che vuole purché non troppo vicine al polo celeste o all’orizzonte, azionare il GoTo, centrare la stella dapprima nel cercatore e poi nell’oculare tramite i tasti direzionali e infine premere ALIGN. Se la montatura è ben stazionata al polo celeste l’allineamento a una stella soltanto è comunque sufficiente a portare gli oggetti nel campo del cercatore, ma è ovviamente raccomandabile aggiungere altre stelle per aumentare la precisione del GoTo.

E’ importante che le stelle usate per l’allineamento siano da entrambe le parti del meridiano, cioè non tutte a est o tutte a ovest. In base alle prove che ho fatto è emerso che, previo stazionamento preciso col metodo della deriva, una stella a est e una a ovest sono sufficienti per inquadrare gli oggetti in un oculare che fornisca 2 – 3 gradi di campo, mentre con uno stazionamento solo approssimativo è consigliabile usare almeno quattro stelle.

Se si desidera esplorare una regione limitata di cielo si può fare l’allineamento su tre o quattro stelle brillanti attorno a quella regione, ciò aumenterà la precisione di puntamento tenendo presente che le stelle di allineamento devono essere comunque ad almeno 10° di distanza l’una dall’altra: se si tenta di allineare su stelle a meno di 10° lo Starbook avverte che solo uno dei due punti sarà memorizzato nella procedura. A titolo di esempio si può fare l’allineamento su Betelgeuse e Rigel ma non su Betelgeuse e Bellatrix perché troppo vicine. Tuttavia, quando per effetto del moto diurno una stella usata per l’allineamento viene a trovarsi a più di 10° dalla posizione in cui si trovava precedentemente, la si può riutilizzare nuovamente per allineare, in questo caso nella lista degli oggetti usati per il setup comparirà due volte con la data e l’orario in cui le posizioni sono state memorizzate. Si può rendere l’allineamento e il GoTo più precisi impostando su ON la funzione che tiene conto della rifrazione atmosferica.

E’ possibile istruire lo Starbook usando anche i pianeti, il Sole, la Luna e gli oggetti del cielo profondo, ma a mio avviso è bene usare le stelle, tranne di giorno quando può far comodo (vedi oltre) allineare sul Sole.

Qui sotto è riportata la prima delle schermate che mostrano, in ordine alfabetico, le stelle disponibili per l’allineamento (indicate da due cerchietti concentrici sulla sinistra del nome)  il GoTo. Al nome segue la designazione di Bayer e la costellazione, un’informazione utile visto che non è sempre immediato associare il nome della stella alla costellazione cui appartiene.

Le stelle usate per l’allineamento vengono elencate in una tendina con la data e l’ora di memorizzazione. Da questo menu è possibile anche cancellare dei punti di allineamento per sostituirli con altri.

Anche con lo Starbook, come con il Synscan o il Nexstar, il GoTo funziona anche se l’asse polare non punta esattamente al polo celeste in quanto il programma compensa gli errori di stazionamento correggendo in Declinazione; tuttavia è consigliabile fare uno stazionamento col cannocchiale polare in dotazione alla SXD2 o col metodo della deriva perché ciò aumenta la precisione del GoTo e riduce il numero di stelle necessario ad istruire correttamente il programma. Se lo stazionamento è eseguito con cura conviene dunque usare la SXD2 in modalità “polar setting”, che poi è anche quella che va impiegata per l’astrofotografia e che prevede che l’inseguimento avvenga solo in AR. Nel caso dell’osservazione diurna di Mercurio e Venere un corretto stazionamento al polo fa sì che l’allineamento preventivo alle stelle non sia nemmeno necessario: basta puntare il Sole (dopo aver dotato telescopio e cercatore di appositi filtri solari) e dare il comando di ALIGN per trovare senza fatica, con un successivo GoTo, i due pianeti interni nel campo dell’oculare. Durante questa procedura, trattandosi di puntare il Sole e due oggetti che di solito sono angolarmente poco distanti da esso, lo Starbook chiede una doppia conferma e fornisce giustamente un avviso di pericolo.

Per arrivare all’oggetto che si desidera osservare, lo Starbook permette:

  • di usare direttamente il GoTo dopo aver selezionato l’oggetto dal menu a tendina
  • di andare direttamente sull’oggetto navigando sulla cartina e contemporaneamente muovendo il telescopio (il display mostrerà via via la zona di cielo verso cui è rivolto lo strumento)
  • di navigare prima sulla carta in modalità chart, e poi puntare l’oggetto attivando il GoTo in modalità scope

Per puntare tramite le coordinate celesti si possono impostare i valori nel menu dedicato oppure, più semplicemente, muovere il telescopio finché il display non indica l’AR e la Dec cercate. Per osservare stelle doppie e stelle variabili di solito uso questa modalità, regolando opportunamente la velocità dei motori.

A differenza dei goto cinesi lo StarbookTen non ha bisogno di una funzione “park scope”: al termine delle osservazioni si può riportate il tubo in Home Position o si può semplicemente spegnere tutto, grazie alla batteria interna  alla riaccensione lo Starbook indicherà subito la regione di cielo puntata in quel momento dal tubo, sempre che si confermi dal menu iniziale di voler riutilizzare i settaggi precedenti. Si tratta di una utility molto valida rispetto ai sistemi goto che perdono invece l’allineamento se la corrente se la montatura viene spenta o la corrente si interrompe senza aver avuto il tempo di attivare le funzioni di parcheggio o la modalità “sleep”. Durante il test della SXD2 mi è capitato ad esempio che la powertank si scaricasse, e in questo caso l’inseguimento si ferma e lo Starbook avverte che il collegamento tra montatura e controller è stato interrotto; in questa eventualità basta spegnere tutto senza rischio di perdere i settaggi alla successiva riaccensione.

Il menu seguente permette di gestire opportunamente il passaggio del meridiano, un momento critico per le montature GEM soprattutto durante la fotografia a lunga posa, e di stabilire il punto in cui il telescopio deve effettuare il “reverse” dall’altra parte del meridiano:

L’inseguimento siderale, lunare e solare – che si attiva da solo automaticamente in funzione dell’oggetto osservato – è risultato sempre precisissimo e non ha mai necessitato di correzioni, neppure usando la montatura leggermente sbilanciata.

Lo Starbook è dotato di parecchie funzioni di importanza secondaria, ad esempio un atlante lunare virtuale molto utile e dettagliato,  ma che sarebbe troppo lungo descrivere qui e per le quali rimando al manuale. Ad esempio è anche possibile dare in pasto al software gli elementi orbitali di una cometa per puntarla agevolmente da una sera all’altra senza dover cercare o calcolare le effemeridi, e ci sono molte altre funzioni. E’ naturalmente possibile aggiornare il software online tramite PC usando i più comuni sistemi operativi.

Le Pleiadi come appaiono sul monitor. Il dettaglio del celebre ammasso aperto è notevole e una volta che lo Starbook sia stato correttamente inizializzato, il GoTo porta ogni singola stella al centro del campo.

Il manuale in italiano è molto ben scritto (a parte qualche piccola svista), chiaro e ricco di illustrazioni che guidano passo passo l’utilizzatore in tutte le fasi dal setup iniziale della montatura e del controller fino alle funzioni più avanzate.

CONCLUSIONI

Devo essere sincero, non sono riuscito a trovare in questa montatura o nel suo controller “difetti” veri e propri degni di nota. Gli unici “nei” che mi sento di segnalare sono piuttosto il frutto di scelte deliberate da parte della Casa giapponese. Mi riferisco innanzitutto all’impossibilità di usare tubi con slitte Losmandy senza ricorrere ad un apposito adattatore. C’è poi, più in generale, l’incompatibilità delle nuove montature Vixen, inclusa la SXD2, con i treppiedi e le colonne per le vecchie GP e i loro cloni, incompatibilità che costringe all’uso del nuovo treppiede SXG – peraltro di ottima fattura come ho avuto modo di verificare – della colonna originale Vixen oppure di un adattatore opzionale (cod. 25168, ma in aggiunta bisogna sostituire anche il perno su cui agiscono le viti a contrasto che regolano l’azimut). Infine, per l’alimentazione della montatura si poteva scegliere un connettore più universale, ma conoscendo il modus operandi dei giapponesi tutto ciò non deve stupire e rientra nella filosofia con cui sono soliti offrire al pubblico i loro prodotti.

Per il resto ho poco altro da aggiungere; se si escludono le realizzazioni “di punta” in questo settore, la SXD2 risulta essere una delle migliori, o forse la migliore, montatura alla tedesca commerciale nella sua classe di carico e di prezzo, almeno per uso visuale: montature meglio realizzate risultano infatti, una volta equipaggiate di GoTo, significativamente più costose e dunque la SXD2 risulta avere anche un ottimo rapporto prestazioni/costo. Il controller Starbook Ten è letteralmente un altro pianeta rispetto ai GoTo cinesi più diffusi e una volta che ci si è abituati a usarlo non si torna più indietro.