PREMESSA
L’azienda russa NPZ Optics State Corporation è nota in Italia per la qualità ottica dei suoi strumenti e, negli ultimi dieci anni, ha visto pubblicate sulle riviste di settore diverse recensioni riguardanti i suoi sistemi Newton e Klevzov. Stranamente, però, nessun tester ha pensato di analizzare i due sistemi a rifrazione, vale a dire il Tal 100RS e il Tal 125R, che non sono mai apparsi su un mensile astronomico. Alcuni test, più o meno approfonditi, si possono invece trovare nel web.
DIMENSIONI E MANEGGEVOLEZZA
Abituato a maneggiare quotidianamente strumenti catadiottrici e piccoli apocromatici, ho ammirato con piacere, ma anche con apprensione, le dimensioni di questo telescopio: 114 cm con il fuocheggiatore completamente in sede e ben 130 cm di lunghezza con il fuocheggiatore completamente estratto. Aggiungendo un diagonale di due pollici, si possono raggiungere anche i 135 cm – 140 cm. Tale lunghezza comporta, oltre a un deciso “effetto leva”, anche dei problemi di fissaggio delle manopole di blocco di ascensione retta e di declinazione, nel caso in cui si operi da soli nella fase di puntamento degli oggetti.
PESO E MANEGGEVOLEZZA
Il peso si mantiene a livelli accettabili, circa 6 chilogrammi, rivelandosi solo un chilogrammo e mezzo più pesante rispetto al Tal 100RS. Questo mi ha consentito di fare uso di un unico contrappeso da cinque chilogrammi quando l’ho installato su una Synta EQ6.
CARATTERISTICHE OTTICHE
Il cuore di questo strumento Made in Russia è composto, per l’appunto, da un doppietto acromatico di 125 mm di diametro, dotato di una lente positiva Crown e di una negativa Flint. Com’è noto, gli obiettivi acromatici classici sono corretti per una sola lunghezza d’onda, il giallo-verde a 555 nm, che è quella a cui l’occhio umano è maggiormente sensibile, e progettati pertanto per dare il miglior fuoco in corrispondenza di questo colore. Il blu e il rosso, invece, convergono insieme in un punto diverso; ragion per cui, mettendo a fuoco nel giallo, il blu e il rosso formeranno una macchia sfuocata nota come cromatismo residuo.
Per ridurre questo inconveniente, occorre che la macchia abbia un diametro angolare non superiore a circa tre volte il diametro del disco di Airy a 555 nm. Per raggiungere questa condizione, il rapporto focale dell’obiettivo deve essere pari o superiore a 0.122D, se D è il diametro dell’obiettivo in mm. Il rifrattore in questione dovrebbe dunque avere un rapporto focale di f/15. Per ridurre l’ingombro, tuttavia, è pratica comune utilizzare rapporti focali inferiori, e in questo caso abbiamo un obiettivo a f/9.
INTUBAZIONE E ACCESSORI
Passando a esaminare l’intubazione, devo dire che il fuocheggiatore non mi ha per niente soddisfatto, risultando poco preciso e molto cedevole, soprattutto con oculari da due pollici. Ritengo che un’ottica di questo livello avrebbe meritato un sistema di messa a fuoco più affidabile. Il cercatore, invece, è di ottima qualità, quasi totalmente privo d’aberrazioni e molto solido, allo stesso modo della cella che lo contiene. Scarsa attenzione, invece, è stata prestata alla progettazione del paraluce, che è di semplice plastica; anche in questo caso, si sente la necessità di qualcosa di meglio.
OSSERVAZIONI LUNARI E ABERRAZIONE CROMATICA
Durante le osservazioni lunari, a circa 50 ingrandimenti, l’immagine è apparsa molto contrastata, con il fondo cielo piacevolmente scuro ma non nero. Tuttavia, utilizzando oculari di minore lunghezza focale, in grado di sviluppare 100 ingrandimenti, iniziava a manifestarsi un alone blu intorno ai bordi dei crateri più luminosi. Ho constatato che il residuo cromatico dipendeva non solo dal progetto dell’obiettivo, ma anche dalla qualità degli oculari utilizzati. Con un ortoscopico Genuine Ortho di 9 mm, tale difetto, pur presente anche sui bordi luminosi dei crateri, è risultato inferiore rispetto a quello visibile con un economico Plössl di pari focale. La situazione migliorava però utilizzando un visore binoculare William Optics, una Barlow 2x Apo Celestron e un paio di oculari ortoscopici teutonici di 15 mm. In questo caso, il cromatismo era inferiore rispetto a quello visibile, in visione monoculare, con un Plössl Celestron di 7.5 mm. È evidente che la minore luminosità dell’immagine col visore ha avuto un ruolo in questo risultato.
CONFRONTO TRA RIFRATTORI
Ovviamente, il contrasto e la fedeltà dei colori mostrati da un rifrattore apocromatico di 128 mm sono un’altra cosa rispetto a questo acromatico di 125 mm. Ricordo, però, che in questo caso il prezzo di acquisto dell’apo è decisamente superiore, pari a quasi sei volte il costo del TAL. Se ci si limita a considerare la quantità dei dettagli osservati, piuttosto che la loro qualità, a parte una diminuzione del contrasto, soprattutto ai bordi dei pianeti e nelle aree lunari di alto albedo, con l’uso di un filtro giallo l’acromatico permette di percepire la maggior parte dei dettagli lunari che si possono osservare in un telescopio apocromatico di pari diametro. Soltanto la luminosità, a causa della maggiore dispersione dei vetri e dell’eventuale uso dei filtri, mi è parsa visibilmente inferiore nel primo, così come i bordi dei crateri che appaiono meno “netti”. Ma se l’acromatico si fa ancora ben apprezzare in campo visuale, in campo fotografico occorre invece tenere conto anche di altri fattori.
MIGLIORAMENTO DELLA RESA OTTICA
Durante alcune sere del mese di gennaio, ho esaminato la superficie lunare con vari oculari alla ricerca dei dettagli molto fini che spesso utilizzo come riferimento per valutare la risoluzione dei telescopi. Prima di proseguire nella descrizione, può essere utile riferire che, avendo percepito in visione diretta un miglioramento del contrasto e del cromatismo rispetto alla visione con il diagonale in dotazione, ho proceduto alla sostituzione di quest’ultimo con un diagonale dielettrico da due pollici della William Optics. Oltre a constatare un deciso miglioramento, sia nella luminosità che nella resa cromatica, ho purtroppo appurato come la maggior parte degli oculari in mio possesso non raggiungessero il fuoco, troppo interno. Erano infatti inutilizzabili i Baader Genuine Ortho di 12.5 mm e di 9 mm, vari Plössl Celestron, la serie degli X-Cel e i Vixen al Lantanio. Fortunatamente, non ho avuto problemi col nuovo oculare Geoptik di 10 mm e gli ortoscopici Japan Optik di 12.5 mm e 9 mm, che raggiungevano una messa a fuoco quasi perfetta, sebbene proprio in corrispondenza del fine corsa del tubo di messa a fuoco. Questo mi ha convinto ulteriormente dell’opportunità di sostituire il fuocheggiatore originario.
POTERE RISOLUTIVO E OSSERVAZIONI LUNARI
Il potere risolutivo di questo telescopio è pari a 1”, il che significa che è possibile percepire dettagli lunari abbastanza ostici che, spesso a causa della turbolenza, rimangono invisibili in strumenti di diametro superiore. Sabato 20 gennaio ho preso di mira, oltre alla Rupes Recta, anche la Rima Birt: quest’ostica struttura, lunga una cinquantina di chilometri, è spesso invisibile in base alle condizioni d’illuminazione, anche in telescopi di diametro superiore a 125 mm. Tuttavia, il TAL l’ha mostrata chiaramente a 150 ingrandimenti, diventando addirittura facilissima da osservare con il visore binoculare. Avvalendomi di un filtro giallo Celestron W15A, ho eliminato totalmente il cromatismo intorno ai bordi dei crateri, continuando l’analisi della superficie lunare con maggiore appagamento. A 29.8° S e 13.5° W si trova il cratere Pitatus, che presenta un diametro di 97 km. In esso erano percepibili unicamente le due rime maggiori situate nel settore orientale, mentre un ottimo Celestron 8, utilizzato per confronto, svelava anche le altre due.
FENOMENI LUNARI E OSSERVAZIONI PLANETARIE
Molto affascinante il sorgere del sole su Mons Pico, che rifulgeva come un faro in mezzo al mare, anche se ovviamente, senza filtro, il picco era velato di blu. Domenica 29 gennaio ho notato tutti i domi lunari presenti sia nei pressi di Hortensius che nei pressi di Gambart, mentre la famosa rima Hesiodus era ben definita in tutto il suo sviluppo.
Passando all’osservazione planetaria, Saturno ha sempre palesato le regioni polari e la divisione di Cassini, tranne che nelle serate di seeing veramente pessimo. Nell’osservazione di Venere, era talvolta possibile percepire delle vaghe ombreggiature sul disco, meglio evidenziate con un filtro Contrast Booster. L’osservazione di Venere, però, rappresenta un test molto severo per un rifrattore acromatico, probabilmente il più severo in assoluto. Per tale motivo, in questo genere di osservazioni risultava sempre preferibile il piccolo Pentax 75 della serie SDHF, che ostentava con mio sommo piacere la sua completa apocromaticità. Il TAL, invece, risultava utilizzabile solo tramite un opportuno filtraggio.
OSSERVAZIONI DELLE STELLE DOPPIE
Una panoramica sulle stelle doppie ha reso ampiamente giustizia alla qualità dell’ottica e rivelato la capacità di questo rifrattore acromatico di raggiungere facilmente, in condizioni di buon seeing, il suo limite di risoluzione teorico. Tuttavia, nelle serate molto ventose è risultato difficile osservare doppie molto sbilanciate, come ad esempio il sistema di Rigel A-BC, poiché la compagna rimane spesso soffocata dal bagliore della stella principale, ulteriormente amplificato dal residuo cromatico. In questo caso, è possibile rimediare alla situazione facendo uso di un filtro verde, che riduce il bagliore della primaria, ma altera i colori.
OSSERVAZIONI DEL CIELO PROFONDO
Centoventicinque millimetri possono sembrare pochi per gli oggetti del cielo profondo, tuttavia è possibile effettuare discrete osservazioni delle galassie più luminose e di molti ammassi stellari e nebulose, beneficiando del contrasto che contraddistingue il doppietto acromatico di casa Novosibirsk e di una puntiformità stellare superiore a quella dei comuni telescopi catadriottici.
INCONVENIENTI RISCONTRATI
L’unico inconveniente riscontrato, oltre all’ingombro del tubo che necessita di una discreta montatura, è relativo al sistema di messa a fuoco, che, almeno nell’esemplare da me testato, ha lasciato un po’ a desiderare.
CONCLUSIONI
In definitiva, ritengo il TAL 125R un’alternativa più economica, ma comunque performante, ai costosi rifrattori apocromatici per l’osservazione della Luna, dei pianeti e delle stelle doppie. Questo telescopio è particolarmente allettante per coloro che non desiderano spendere le cifre richieste per l’acquisto di un blasonato rifrattore apocromatico, ma desiderano uno strumento con una luminosità e un potere risolutivo maggiori rispetto a quelle fornite da un tripletto apocromatico da 75-80 mm di diametro, anche se perfettissimo.
RINGRAZIAMENTI
L’autore ringrazia l’azienda Astrotech Srl di Thiene per aver fornito lo strumento oggetto del test.
Piergiovanni Salimbeni — Giornalista e tester indipendente, fondatore di Binomania.it, con oltre 25 anni di esperienza nella valutazione di strumenti ottici e digitali. Offre recensioni pratiche e consulenze personalizzate per scelte di acquisto consapevoli.













