VORTEX KAIBAB HD 18X56: le grandi distanze a portata di mano

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Questa volta ho piacere di parlarvi di questo binocolo non tanto per illustrarvelo come in una tradizionale recensione con le sue caratteristiche tecniche quanto piuttosto per fare delle considerazioni di varia natura, se vogliamo anche generali, sull’impiego di questi tipi di strumenti ma senza trascurare le specifiche peculiarità di questo per cui non mi intratterrò troppo con i dati tecnici che potrete trovare in rete. Vale sempre la pena sottolineare che quello che leggerete sono impressioni e giudizi strettamente personali.

In sintesi si tratta di un 18×56 con vetri premium ED, prismi a tetto in schema Schmidt-Pechan, peso di circa 1200 grammi, dimensioni di circa 20 x 15 cm, campo reale di 3.7° con conseguentemente apparente di 66,6°, estrazione pupillare di 16,4 mm, impermeabilizzato e riempito con Argon, trattamenti ottici e rivestimenti gommati tutti proprietari e di ottima fattura. La dotazione è davvero completa compreso il supporto dedicato per il cavalletto (Uni-Daptor) che si rivelerà essere inaspettatamente sorprendente. La costruzione in lega di magnesio è molto robusta e compatta con oculari rinforzati in metallo , conchiglie generose a tre posizioni, blocco della correzione delle diottrie.
La meccanica è fluida e corposa con una messa fuoco anche qui si rivelerà essere un asso nella manica. Importato da RP Optix Il prezzo è a listino di 1049 euro.



I vetri ED: ormai i vetri ED abbondano dappertutto; epperò c’è vetro ED e vetro ED. Infatti tale definizione si ritrova sia su binocoli da 3-400 euro fino ai 2000. E’ ovvio quindi che nell’ambito degli ED si distinguano vetri con diversi livelli di qualità; in questo caso sono impiegati vetri di alta qualità, definiti HD Premium; vetri ancora migliori, definiti UHD, sembrerebbero essere invece riservati alla stessa versione del modello Razor, il vero top di gamma Vortex con prismi Abbe-Koenig e prezzo ben diverso. In questo Kaibab possiamo comunque stare tranquilli di non avere dei vetri ED “economici”.

Perchè 18 X: grazie all’amico Alessio ho avuto la possibilità di confrontarlo con un 15x europeo top di gamma, rispetto al quale il Kaibab era otticamente inferiore, anche se il paragone è un po’ improprio perché un confronto onesto andrebbe fatto a parità d’ingrandimento. Scrivo così perchè quello che mi preme sottolineare è che la differenza di soli 3 ingrandimenti si sente, eccome si sente, anzi a volte da l’impressione che siano anche più di tre ingrandimenti, quindi se volete un ingrandimento spinto ma, come vedremo ancora ben gestibile sulle termiche, riflettete bene il vostro acquisto perché un 18x non è assimilabile a un 15x e la differenza visiva è percepibile. Avendo giù avuto esperienza di analoghi a 20x è per questo che ho scelto un 18x che ho ritenuto più adatto al tipo di osservazione prevista (naturalistica a lunghe distanze in montagna con uno strumento compatto e di pronto impiego)



L’ottica: nitidezza e contrasti francamente molto buoni fino intorno all’80% del campo, modesta e di scarsa rilevanza l’aberrazione cromatica, presente un po’ anche in asse ma non fastidiosa, solo in forti contrasti di luce (peraltro presente anche se in minor misura sul top di gamma 15x che avevo a fianco, sempre nelle stesse condizioni limite): insomma, sul campo in azione mi è risultata sostanzialmente ininfluente.
Ciò che mi preme sottolineare perché hanno mi piacevolmente colpito sono state due cose: la luminosità, che mi ha consentito ottime osservazioni anche in angoli in ombra e con anche con il tempo nuvoloso e una visione molto riposante, che mi ha permesso lunghe osservazioni molto rilassate e senza affaticamenti, che ho invece avuto con altri analoghi binocoli anche di diametro superiore.

La messa a fuoco: fluida e corposa, senza impuntamenti e molto demoltiplicata: dalla distanza minima di messa a fuoco di pochi metri (e sto parlando di 7-8 m per un 18x e non di 20-30!) all’infinito vi sono quasi 4 giri del pomello. Tanti? Sì certo, ma quello che a prima vista sembra essere uno svantaggio sul campo si è invece rivelato essere il contrario. Infatti mettere a fuoco a 300 m, oppure a un apparente infinito (una catena montuosa) e poi a un “ulteriore” infinito (un’altra catena montuosa oltre la prima) permette di trovare il fuoco perfetto senza andare facilmente intra-extra – focale, cosa riscontrata su altri analoghi strumenti, con la difficoltà di dover continuamente focheggiare nella ricerca della massima nitidezza (non a caso molti spotting hanno la messa a fuoco micrometrica). Con alti ingrandimenti che riducono la profondità di campo e schiacciano i piani delle quinte molta demoltiplicazione permette quindi di trovare il fuoco perfetto per quelle distanza senza fatica.



Il supporto per il cavalletto: parto dalle conclusioni. Usatelo con fiducia. Appena arrivato a prima vista non mi aveva affatto convinto e ho subito provveduto a metterne un altro classico che tuttavia si rivelava difficile da avvitare e impediva di raggiungere una ridotta distanza interpupillare a causa del pomello di chiusura. Questo supporto invece si insinua perfettamente tra i tubi ottici e viene chiuso con una brugola (non troppo, mi raccomando e non perdetevi il tappo del binocolo!); ma la vera chicca è che è diviso in due pezzi di cui uno rimane sul cavalletto e l’altro può essere lasciato perennemente attaccato sul binocolo senza che sporga in modo tale da impigliarsi o infastidire nel raro uso manuale. La parte che rimane sul cavalletto è un semplice tubetto con due anse ove vanno a infilarsi in modo molto preciso e senza giochi, i perni del pezzo superiore ma senza la presenza di alcun blocco.

Questo non mi convinceva! Invece il pezzo si infila di giusta misura alla giusta profondità, trattenuto dal peso stesso del binocolo, che rimane molto stabile senza giochi, specie laterali, persino in posizioni estreme verticali. Se avrete bisogno di sfilare il binocolo per una rapida osservazione a mano libera o in appoggio di fortuna con un gesto rapidissimo si sfila il binocolo che avrete libero in mano (per mia abitudine lascio sempre un laccetto ove infilare il polso). Con questo sistema per liberare il binocolo non avrete nemmeno bisogno di avere una piastra a sgancio rapido sulla testa in quanto lo è già il supporto di per sé. Ottimo lavoro Vortex!



Sul campo:  l’ho usato per brevi e lunghe osservazioni in alta montagna, sia con treppiedi che per osservazioni al volo di rapaci o ungulati con soddisfazione, senza problemi e anzi, molto agevolato dalle sue peculiarità su descritte. In una occasione ho avuto la fortuna di osservare uno stormo di 7 grifoni ove si vedevano le ali assumere tonalità argentee quando viravano verso il sole: in tale frangente non mi sono nemmeno accorto di una aberrazione cromatica che doveva esserci certamente: questo perché stavo osservando CON il binocolo e non IL binocolo, atteggiamento ipertecnicistico, più che giustificato quando si confrontano binocoli, ma che spesso mette in crisi molti appassionati, talora rovinando il gusto dell’osservazione di quel momento. In tale occasione ho anche provato una fugace visione a mano libera: il binocolo si impugna bene ed è sufficientemente leggero ma 18x si fanno sentire, quindi parliamo davvero di 15-20 secondi, non di più (almeno per me). I 18-20 x inoltre ho notato essere un ingrandimento che tollera bene le termiche, specie in montagna nelle ore centrali, consentendo ancora di osservare in modo soddisfacente mentre per esperienza mi è capitato con un 30×80 nelle medesime condizioni di non riuscire nemmeno a mettere a fuoco.


In astronomia non l’ho provato molto perché ritengo non sia un binocolo adatto per tale impiego in ragione dell’apertura; tuttavia in questo periodo la cometa Neowise si è mostrata bene in tutta la sua gloria: la posizione e la tipologia dell’oggetto ben si prestavano a un binocolo diritto con poco meno di 4°; In tale occasione fortuna ha voluto che vi fosse vicino a me un’osservatrice con uno spotting scope top di gamma a 20 x in cui la cometa risultava comunque meno godibile per il limite della visione monoculare. Quindi se uno ce l’ha dietro tanto vale usarlo ma per astronomia consiglierei almeno un 70 mm.

E’ un binocolo che trovo adatto per chi necessita o chi vuole portarsi dietro alti ingrandimenti in uno strumento compatto e ben trasportabile, da impiegare per svariati utilizzi, molto versatile, talora da considerare potenzialmente sostitutivo di uno spotting scope da 25-30 x .
Non vi basta? Non vi accontenta? Volete di più? La versione 18×56 del nuovo Razor UHD dovrebbe dare prestazioni migliori ma dovrete scucire 800 euro in più: dico dovrebbe perché non l’ho provato, ma sarebbe senz’altro una comparativa utile e azzeccata per omogeneità di parametri e anche più congrua se confrontato con altri top di gamma, pur a 15x. La cosa però mi mette un po’ di paura: e se poi il Razor mi piacesse sensibilmente di più?…

Volete spendere di meno? sul mercato esistono comunque analoghi binocoli a prezzi inferiori , ma anche con prestazioni inferiori (e parlo per esperienza diretta).

In sostanza non cambia la solfa: avrete quasi sempre ciò per cui avete pagato ma come in questo caso quando si incappa in un prodotto così specifico e inconsueto dall’eccellente rapporto qualità/prezzo credo sia utile segnalarlo agli appassionati del settore.

Piero Pignatta Piero Pignatta (27 Posts)

Pignatta Piero: visualista puro del cielo profondo, con qualche divagazione di panorami montani e avi-fauna. Osserva solo con il binocolo, strumento che per lui è stata una vera rivelazione; è un fissato dei binocoli Miyauchi sui quali è meglio transigere e non contraddirlo, pena gravi scompensi del suo equilibrio cosmico-esistenziale. Il suo mito è l’ormai introvabile, esaurito, costosissimo 25×141 per il quale potrebbe copiosamente commuoversi al solo sentirlo nominare. Non escludo ne conservi una foto nel portafoglio.


Piero Pignatta

Pignatta Piero: visualista puro del cielo profondo, con qualche divagazione di panorami montani e avi-fauna. Osserva solo con il binocolo, strumento che per lui è stata una vera rivelazione; è un fissato dei binocoli Miyauchi sui quali è meglio transigere e non contraddirlo, pena gravi scompensi del suo equilibrio cosmico-esistenziale. Il suo mito è l’ormai introvabile, esaurito, costosissimo 25×141 per il quale potrebbe copiosamente commuoversi al solo sentirlo nominare. Non escludo ne conservi una foto nel portafoglio.

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