Recensione del telescopio Celestron Onyx 80 ED XLT

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La maggior parte dei lettori di Binomania conoscerà le prestazioni del trattamento ad alta trasmissione denominato Starbright XLT High Performance Optical Coating System, anche noto, per amor di sintesi, con l’acronimo XLT. Per chi ancora non lo sapesse, questo trattamento deriva dal famoso sistema Starbright, che equipaggiava, anni or sono, i telescopi e gli accessori più blasonati di casa Celestron.

A differenza dei classici trattamenti UHTC, che riflettono pressappoco il 94-90% della luce, l’XLT dovrebbe superare, almeno sulla carta, la soglia del 97%.
Nell’anno 2005, pubblicai sulla rivista Le Stelle la recensione del Celestron CPC d’otto pollici, uno strumento dotato del suddetto XLT, che mi aveva sorpreso per le prestazioni ottiche e la luminosità offerta. Nel 2006 l’importatore ufficiale dei prodotti Celestron Auriga Srl che all’epoca, grazie alla cortesia di Daniela Brambati, collaborava attivamente anche con Binomania, decise mettere a mia disposizione un esemplare del rifrattore Onyx ED XLT.  Per questo motivo ho deciso di pubblicare le mie impressioni “dell’epoca”, perché spesso è possibile ancora trovare questo rifrattore nel mercato dell’usato.  Come sempre, dovrete considerate che il mio giudizio si basa sui prodotti presenti in quel periodo. Buona lettura.

 

IL RIFRATTORE CELESTRON ONYX 80 ED XLT

Questo piccolo strumento a rifrazione entra a far parte, di diritto, della famiglia dei telescopi ultra-trasportabili, dotati di  obiettivi  ED “Extra Low Dispersion”, che sfoderano nell’utilizzo visuale delle prestazioni lievemente inferiori  a quelle ottenibili attraverso i  più costosi cugini apocromatici.
Sia chiaro: la  resa dei colori così come la puntiformità stellare e il contenimento del cromatismo residuo sono differenti, tuttavia negli ultimi due anni (2004-2006 n.d.a.) sono stati compiuti dei passi da giganti in questo settore, ove, spesso, sono proposti degli strumenti, degni di attenzione, sia per il prezzo di acquisto, impensabile solo un lustro fa, sia per le caratteristiche fornite.

Immagine: il piccolo rifrattore Celestron Onyx ED XLT montato sul primo modello Sky-Watcher EQ6

 

MECCANICA E MESSA A FUOCO


Esteticamente parlando il piccolo telescopio Celestron Made in China è irreprensibile: lo scafo ottico è rifinito con una vernice nera molto lucida, che consente al fortunato possessore di specchiarsi, ma che è anche chiaramente vittima delle macchie di unto e dei micro-graffi. Queste caratteristiche evidenziano la tendenza attuale: l’astrofilo del XXI secolo bada più all’estetica che alla sostanza; di fatto, sono ormai lontani gli anni in cui la maggior parte dei telescopi erano forniti con una resistente, anche se poco fascinosa verniciatura a buccia di arancia. Gradevole il contrasto ottenuto con la parte finale del paraluce anodizzata d’arancione scuro che si accompagna al logo Celestron, posto nei pressi del sistema di messa a fuoco, che è affidato a un robusto fuocheggiatore Crayford di due pollici, provvisto di due comodi pomelli, di due viti di blocco, del raccordo per gli accessori di 31.8mm e della possibilità di ruotare di ben 360 gradi. Tutte le manopole di regolazione sono ben dimensionate e il loro utilizzo si è rilevato agevole, anche con il mio consueto test con i guanti invernali, compiuto sotto lo sguardo basito dei passanti che spesso camminavano increduli nei pressi della nostra postazione osservativa, in piena estate a maniche di camicia.  E’ presente, inoltre, un piccolo puntatore stellare, che reputo adeguato unicamente per le osservazioni a bassi ingrandimenti.

Il tubo ottico, molto compatto, è lungo solo quaranta centimetri, che si trasformano in sessanta, con il paraluce estratto, il fuocheggiatore nella massima posizione e il diagonale da due pollici installato. Il peso è di poco inferiore ai tre chilogrammi, concedendo un comodo trasporto anche nei comuni zaini fotografici.

 

 

OTTICA

Il sistema ottico dell’Onyx 80 ED XLT  prevede un doppietto, composto da una lente di fluorite sintetica   e da una lente Crown ad alta densità. Celestron non specifica quale sia il materiale utilizzato, limitandosi a confermare che si tratta di “Fluoro-ED glass”, Io suppongo possa trattarsi del noto FPL-51 ED.

Le lenti sono spaziate in aria con tre spaziatori posti a 120°, mentre la  cella che le contiene è ben dimensionata. Esternamente ad essa, sono evidenziate, oltre alla nome che contraddistingue questo modello, anche la sigla ”StarBright XLT”  e il rapporto focale sviluppato, ossia F/6,25.

L’interno dello scafo ottico è annerito con precisione e intervallato da alcuni piccoli diaframmi, situati strategicamente sia nei pressi dell’obiettivo che nei pressi del sistema di fuocheggiatura; è inoltre presente un diaframma a lama di rasoio nella zona centrale dello scafo ottico. Il paraluce è estraibile con molta facilità. Per il fissaggio alle montature e alle teste fotografiche è presente una piccola slitta metallica, facilmente smontabile, corredata da due spessori in sughero atti a non rovinare la struttura durante la fase di serraggio.

 

Immagine: un primo piano sul doppietto ED

 

PROVA SUL CAMPO

Questo strumento è stato essenzialmente concepito per l’utilizzo con le fotocamere digitali e le camere CCD, del resto, come nel caso del CPC di otto pollici, il beneficio del sistema XLT è maggiormente visibile nell’uso fotografico, tuttavia ho sentito l’esigenza di analizzare le sue prestazioni anche nell’osservazione visuale.

 

Il trattamento multi-strato antiriflesso, dal colore verde smeraldo, ha dimostrato di compiere il proprio dovere, sia nell’osservazione astronomica, con oggetti celesti luminosi, come la Luna piena e Giove, che in quella terrestre osservando nei pressi di intense luci artificiali. Non conosco quale sia la reale composizione del trattamento XLT sulle lenti di questo rifrattore, giacché visibilmente il colore è ben diverso da quello presente, ad esempio, sulla lastra correttrice degli Schmidt Cassegrain, composto da MgF2 (fluoruro di Magnesio) e  da HfO2 (biossido di Afnio). In ogni modo, le immagini fornite da questo strumento sono risultate ben contrastate e nitide, sia nell’uso diurno che nella mera osservazione astronomica.

Il classico Star Test ha evidenziato delle immagini di diffrazione stellare in intra-focale perfette  anche se, ad essere pignoli, osservando le stelle più luminose era visibile un lieve residuo cromatico, assente in extra-focale. L’esemplare in mio possesso presentava, inoltre, una lieve aberrazione sferica che all’atto pratico non mi pare possa influenzare molto le sue  performances.

In questo frangente mi ha ricordato molto la resa dello Sky Watcher 80 ED, seppur l’Onyx 80 ED XLT  possieda una meccanica e un sistema di intubazione migliore. 

L’escursione del sistema di messa a fuoco è pari a 75mm. Non potendo mettere a fuoco con gli oculari in mio possesso, mi sono avvalso di un ottimo diagonale dielettrico della William Optics e di un paio di oculari ortoscopi della Baader serie Genuine.


Il pianeta Giove nelle serate di medio e di buon seeing ha svelato vari dettagli a dispetto del diametro di soli 80 mm e con un oculare di 9 mm, coadiuvato da una lente di barlow, (111x), ho spesso ammirato la Grande Macchia Rossa e vari festoni. Sostituendo l’oculare con uno di 5mm, le immagini iniziavano a perdere in contrasto e in luminosità. Secondo i miei gusti personali questo piccolo rifrattore fornisce delle immagini godibili sino ai 150x-200X. In questo frangente, oltre all’uso diurno, l’utilizzo di uno sdoppiatore binoculare è ancora giustificato, anche se la perdita di luminosità è molto evidente rispetto all’osservazione mono-oculare. Il bordo lunare denota, invece, un lievissimo residuo cromatico, soprattutto a 25 ingrandimenti, ove la luminosità del nostro satellite naturale è notevole, mentre la resa ai medi ed alti ingrandimenti è soddisfacente.

Immagine: una semplicissima fotografia del Doppio Ammasso di Perseo, effettuata all’epoca, sommando sei scatti con una Olympus E-500

 

Utilizzando alcuni accessori pesanti e un paio di reflex digitali, ho notato, nell’esemplare fornitomi, un fastidioso slittamento del sistema di messa a fuoco, che esibiva un’immediata e non richiesta estrazione del tubo di  circa tre centimetri anche se  la vite di frizione era  perfettamente regolata per lo spostamento manuale del fuoco, questo è un problema che incontro spesso nei sistemi non dotati di messa a fuoco a cremagliera.

Ho risolto la faccenda regolando, con cura, le viti del fuocheggiatore che sono situate nei pressi del pomello di blocco. Questo semplice intervento mi ha consentito di trascorrere molte ore in compagnia di una Canon Eos 350D e di una Olympus E-500.

La puntiformità fornita da questo rifrattore è buona, a patto di lavorare bene nella fase di messa a fuoco e nel successivo fissaggio del sistema, tuttavia, ritengo non raggiunga, come premesso, le prestazioni dei migliori rifrattori apocromatici. Nella ripresa planetaria con la webcam, sono stato in grado di raggiungere delle prestazioni che reputo insufficienti, in questo frangente contano la risoluzione e la lunghezza focale e seppur mi avvalessi di vari raccordi, non sono stato in grado di superare i 2000-2500mm di focale: un’inezia.

 

Immagine: sulla cella dell’obiettivo sono presenti le caratteristiche tecniche del Celestron ONYX 80 ED XLT

In definitiva questo sistema a rifrazione mi è parso uno strumento da viaggio adatto non solo all’uso fotografico entry-level, ma anche per brevi osservazioni visuali degli oggetti più luminosi del cielo profondo, della Luna e dei e pianeti.

 


PREGI E DIFETTI

 

PREGI

Compattezza
Ottimo trattamento anti-riflesso
Qualità del doppietto utilizzato


DIFETTI

Problemi con il focheggiatore citati nell’articolo
Avrei preferito una sobria colorazione bianca ma è abbastanza normale che Celestron abbia optato per il nero.

 

 Il Voto? Darei un Sette a causa del problema riscontrati con il sistema di messa a fuoco, una nota di merito, va, invece alla ottima robusta e funzionale valigia di alluminio, fornita in dotazione.

 

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