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Celestron Regal M2 80ED: convenienza e qualità.

20 Giugno 2016 by Paolo Monti

Come è noto l’azienda americana Celestron è sempre attenta a commercializzare prodotti astronomici e naturalistici che possano interessare le più varie fasce di utenza; il prodotto che prenderemo in esame questa volta è destinato agli osservatori della natura che sono disposti a spendere una cifra già importante per dotarsi di un cannocchiale terrestre (ma anche con qualche aspirazione astronomica) di qualità elevata, che consenta loro di osservare i soggetti preferiti al meglio delle loro possibilità. Ecco così questo Regal M2 80ED.

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Il Celestron Regal M2 80ED in azione in uno dei capanni dell’Oasi Palude Brabbia

La linea di questo strumento è molto classica, non si discosta dal canone estetico solitamente usato per gli spotting scope anche di altre marche. Il corpo in magnesio dalle linee arrotondate è impermeabilizzato e riempito in azoto, rivestito da una leggere gommatura. La cella che contiene l’obbiettivo è protetta da un buon paraluce estraibile dotato di una tacca di mira a rilievo, ben fatta ed efficiente a patto di non usare lo strumento infilato nella sua custodia protettiva. Fuoriesce dalla linea filante del cannocchiale il doppio manopolino che regola a due velocità la messa a fuoco. Il tubo ottico è dotato di un ampio zoccolo con tre fori filettati da 1/4 di pollice per montare il Regal M2 su un cavalletto garantendo un ancoraggio molto stabile; lo strumento può essere ruotato sul proprio asse longitudinale, in modo da poterlo orientare a piacimento soprattutto se lo si vuole usare con la macchina fotografica montata, per ottenere magari degli scatti verticali.

Come anticipavo all’inizio lo spotting di Celestron ha però anche qualcosa che può attirare certi clienti più di altri, infatti una particolarità di cui è dotato e che pochi altri hanno è la capacità di accettare gli oculari astronomici con barilotto standard da 31,8 , capirete quindi come la sua già buona ottica di base possa essere implementata a piacimento, scegliendo oculari anche di grande pregio che possano ulteriormente esaltarne le capacità osservative e la qualità dell’eventuale resa fotografica nel digiscoping.

Angolo di campo visivo 2.1-1.0 °
Diamtro lente obiettivo 80 mm
Ingrandimenti 20-60x
Ampiezza di campo (@1000 yds) 110-52 ft / 37-17 m
Pupilla di uscita (mm) 4.0-1.3 mm
Estrazione pupillare (mm) 20 mm
Minima distanza di messa a fuoco 21.3 ft / 6.5 m
Trattamenti ottici XLT (Fully Multi-Coated)
Peso (oz) 56.7 oz (1607 g)
Vetro prismi (Tipo) BaK-4
Dimensioni (in/mm) 16.6″ x 3.9″ x 4.6″ / 422 mm x 99 mm x 117 mm
Luminosità relativa 16-1.7
Montaggio filtri No
Impermeabilità sì
Riempimento in azoto (Fogproof) sì
Fattore crepuscolare 69.3

 

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Il buon oculare zoom, che garantisce dai 20 ai 60 ingrandimenti.

Per questo test il Celestron Regal mi è stato dato con l’oculare zoom standard che viene fornito in kit con il cannocchiale, un oculare dall’apparenza solida e curata che garantisce dai 20 ai 60 ingrandimenti, ottenibili agendo su una ghiera a variazione continua con impresso l’ indice degli ingrandimenti a intervalli di 10x. L’attacco dell’oculare come detto è garantito da un barilotto liscio da 31,8 che viene inserito sullo strumento tramite una ghiera autocentrante a strozzo. Il paraluce dell’oculare è estraibile a vite e rivestito in gomma e a me che sono un portatore di occhiali non ha impedito di usufruire della buona estrazione pupillare di 20mm a tutti gli ingrandimenti, permettendomi di vedere sempre l’intero campo visivo offerto. L’oculare non è però parafocale: al variare della magnificazione si dovrà sempre correggere un po’ la messa a fuoco. Se viene svitato il paraluce gommato al di sotto di esso apparirà un filetto sui cui è possibile montare, mediante un anello adattatore fornito “di serie”, un attacco T2 con la baionetta della vostra eventuale fotocamera reflex o mirrorless.

Sempre di serie con il cannocchiale viene data anche una custodia in cordura, con una ottima imbottitura e manici e tracolla per spostare o trasportare a spalla lo strumento, anche già montato sul cavalletto, aggiungendo così una notevole comodità e soprattutto una efficiente protezione dagli urti accidentali che l’utilizzo naturalistico a volte riserva. Completano la dotazione di serie un tappo a molla per l’obiettivo e uno a vite metallico che ricopre come una calotta l’intero oculare zoom.

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Lo spotting Celestron con i propri tappi e a nudo della custodia protettiva.

L’ottica del cannocchiale può contare su elementi in vetro a bassa dispersione e superfici ottiche multi trattate, con anche il trattamento XLT di Celestron che garantisce trasmissione luminosa e colori fedeli alla realtà.

Utilizzando questo spotting cino-americano per osservare prevalentemente l’avifauna sono rimasto piacevolmente sorpreso dalla sua indubbia buona qualità. L’elemento in vetro ED dell’obbiettivo da a questo strumento una ottima correzione cromatica anche ad alto ingrandimento: osservando per esempio un soggetto bianco, come una garzetta, sullo sfondo del cielo azzurro ho notato un cromatismo appena percepibile anche arrivando a 60 ingrandimenti e dovendo portare il soggetto all’estremo bordo dell’inquadratura.

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In evidenza il colore verde del trattamento antiriflesso dell’obbiettivo.

E proprio la tenuta al bordo dell’immagine a livello di nitidezza mi ha fatto anch’essa un ‘ottima impressione, facendomi percepire a malapena il degrado del’immagine, veramente ridotto ai minimi termini. Certo non stiamo parlando di un oculare a grande campo (si va da circa 40° apparenti a 20x, fino a poco più di 60° a 60x) ma trovare un immagine che dal punto di vista osservativo sia così “pulita” spendendo in complesso meno di 900 euro non è cosa da poco.  Una caratteristica invece che pone questo spotting al di sotto dei più blasonati è la luminosità generale dell’immagine, che osservando in condizioni di scarsa luce (confrontandolo con il mio Meopta S2) si è dimostrata lievemente inferiore a questi, risultando però a mio parere ampiamente sufficiente.

Dal punto di vista meccanico il doppio comando della messa a fuoco, mi è sembrato buono ma non eccezionale: se la manopolina della messa a fuoco micrometrica si è rivelata dolce e precisa, la parte del comando riservata alla correzione del fuoco più grossolana mi è sembrata più “legnosa” del necessario. La distanza minima di messa a fuoco non è cortissima (circa 6,5m), cosa che mi ha creato qualche minima difficoltà per esempio nel voler fotografare in digiscoping libellule e farfalle, non permettendomi di avvicinarle più di tanto anche quando la “confidenza” del soggetto lo avrebbe permesso.

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Verde nel verde.

Per quanto riguarda l’impiego del Regal M2 nel campo fotografico l’ho testato sopratutto nel phonescoping, utilizzandolo con il mio Samsung Galaxy S6 e l’adattatore DA-1 della Lens2scope, visto che l’anello filettato da avvitare sull’oculare zoom, per montare mediante un adattatore T2 un corpo macchina reflex o mirrorless, per questa prova non mi è stato fornito (viene invece dato, già compreso di serie, con l’acquisto del cannocchiale). Purtroppo anche l’adattatore universale che uso normalmente (Baader Microstage II) non si è rivelato moto adatto all’accoppiamento con l’oculare zoom Celestron: si riesce a montarlo ma la sistemazione finale con la mia EM-1 Olympus, più gli obiettivi che uso di solito per questo scopo, non mi ha soddisfatto pienamente a livello di allineamento delle ottiche e praticità d’uso.

Diciamo subito che la resa fotografica non mi è sembrata anche questa a livello dell’ eccellenza in questo campo, per certi risultati si è ancora costretti a spendere di più e ad acquistare strumenti di alta gamma, ma comunque le foto ottenute hanno dimostrato un buon potenziale.

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Il Regal M2 con montato l’equipaggiamento che ho usato in questa occasione per il “phonescoping”.

Se la nitidezza, dimostratasi invece molto buona in ambito osservativo, ha evidenziato di non essere al massimo per il più esigente “occhio” del sensore fotografico, la correzione del cromatismo si è sempre rivelata ottima. Con soggetti abbastanza ravvicinati le immagini ottenute sono state comunque di buona qualità, naturalmente all’aumentare degli ingrandimenti e della distanza dal soggetto ha corrisposto una certa diminuzione della resa, ma mantenendo un livello ampiamente sufficiente per i riconoscimenti e la documentazione delle osservazioni fatte. Le cose sono andate meglio nella ripresa di video, tecnica solitamente più indulgente della fotografia vista la risoluzione più bassa solitamente usata.

Tutte queste considerazioni vanno però valutate alla luce del fatto che questo spotting scope ha la grande carta da giocare degli oculari standard da 31,8: se al posto dello zoom di serie (pur ottimo) avrete la possibilità di montarvi un oculare fisso grandangolare di alta qualità (e naturalmente anche dall’alto costo) certamente anche la resa fotografica non potrà che subire un salto in avanti, visto che come ho già detto l’ottica di base di questo strumento pare aver tutte le carte in regola. Se oltre alla passione per l’osservazione naturalistica-terrestre già avete quella per l’astronomia allora anche il possibile utilizzo dei vostri oculari di pregio preferiti potrebbe essere uno stimolo in più per l’acquisto del Regal M2, tenendo però conto di una piccola restrizione che ora vedremo.

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Una fase del piccolo confronto con il mio “cannocchiale di riferimento”.

Un cannocchiale terrestre che può montare oculari astronomici può certamente tradire il suo ambito tradizionale per levarsi al cielo, come un piccolo telescopio compatto a visone raddrizzata. Non ho voluto neanch’io sfuggire a una veloce prova “lunare” trovandomi riconfermate le già intraviste eccellenti qualità a livello di nitidezza osservativa, controllo del cromatismo e del buon contenimento delle luci randagie. Quando però ho voluto spingere sugli ingrandimenti, sostituendo l’oculare zoom con dei buoni ortoscopici giapponesi già in mio possesso, mi sono dovuto arrendere al fatto che il barilotto di questi oculari risultava essere troppo lungo per permettere un corretto inserimento nel porta oculari del cannocchiale, non garantendo così una corretta messa a fuoco all’infinito. Attenzione quindi a quali oculari si vorranno utilizzare, perchè l’accettazione del diametro standard del barilotto da 31,8 non è una garanzia assoluta di universalità.

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Oculari entrambi con il barilotto di diametro standard ma di differenti lunghezze.

In fine, fatti tutti i conti, bisogna riconoscere a Celestron che con questo Regal M2 80ED ha posto in commercio un valido strumento, già molto ben accessoriato in partenza, con ottime caratteristiche ottiche è una buona resa complessiva sopratutto se messa in rapporto con il prezzo di acquisto, che normalmente ammonta a circa un terzo (o meno) rispetto agli spotting di altissima gamma. Una scelta in più per chi, non volendo spendere cifre molto alte, non vuole rinunciare ad una qualità comunque adeguatamente elevata.

Disclaimer. Questa recensione è stata pubblicata nel mese di giugno 2016. Si specifica che le impressioni d’uso sono totalmente personali e date dai tester di Binomania in completa libertà, senza vincolo e rapporto commerciale alcuno e sulla base di esperienza comprovata nell’utilizzo di tali strumenti ottici. Per eventuali informazioni, aggiornamenti e/o variazioni sui prezzi, sulle caratteristiche dello strumento, su i punti vendita autorizzati o altre informazioni in genere, si prega di visionare direttamente la pagina dedicata sul sito di Celestron Italia.

Paolo Monti
Paolo Monti

Monti Paolo: quarantenne, un po’ astrofilo, un po’ birdwatcher, un po’ digiscoper; colleziona binocoli da qualche anno, ne possiede di vari.E’ un membro del gruppo Astor (Associazione per l’osservazione e lo studio dei Rapaci) insieme a Piergiovanni Salimbeni e Abramo Giusto.

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