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Nikon SE 8×32 vs E II 8×30: scopri quale binocolo scegliere

8 Novembre 2007 by Piero Pignatta

SOMMARIO

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  • PREMESSA
  • LA FILOSOFIA DEL TEST
  • TEST PRATICO SUL CAMPO
  • I DIFETTI
  • LE CARATTERISTICHE PRINCIPALI
  • IN SINTESI
  • DISCLAIMER

PREMESSA

L’8×30 è un classico binocolo tutto fare per uso diurno di cui il mercato straborda. In questo mare magnum ovviamente spiccano anche marchi molto noti con esemplari di qualità superiore, tra questi parliamo questa volta dei Nikon.   Perché Nikon Essenzialmente per due motivi: il primo è mio personale affettivo, in quanto ho fatto per 20 anni foto di paesaggio/natura e fotosub avvalendomi sempre di attrezzature Nikon a cui sono molto affezionato. In secondo luogo perché quando si parla di marchi blasonati siamo legati a nomi prevalentemente europei come Zeiss, Swarovski, Leica, mentre poco si sa dei Nikon

FIG.1 – I due esemplari a confronto

 

 

 

Le ragioni sono molteplici: siamo abituati a vedere Nikon come un marchio fotografico, ma non tutti sanno che questa azienda ha sviluppato la sua esperienza ottica proprio sui binocoli, già dai primi del ‘900, producendo ottiche per l’esercito e la marina giapponese. Solo di recente, almeno qui da noi, abbiamo iniziato a vedere il marchio Nikon in altri settori della strumentazione ottica. In paesi come gli Stati Uniti, invece, questi binocoli sono conosciuti da decenni, soprattutto nel mondo del birdwatching (ci sono tantissimi riferimenti nei forum internazionali come Birdforum o Cloudynights).

Probabilmente, a incidere è stata anche la scarsa cultura del binocolo nel nostro paese, molto più radicata nel centro e nord Europa, oltre a possibili scelte commerciali della casa madre. Attualmente, Nikon produce diverse serie di binocoli per tutte le tasche, ma vanta anche modelli di punta come la serie High Grade (di cui spero di potervi parlare presto, grazie a un amico che me ne presterà uno). Tra le linee e i modelli di elevata qualità ottica ci sono anche i due esemplari che vi presento. Per gli appassionati di astronomia, esiste anche un 20×120, di cui non oso immaginare il prezzo.

 

LA FILOSOFIA DEL TEST

Pur essendo un appassionato, non sono consumato dall’ossessione né dal “sacro fuoco”. Un binocolo serve per vedere, e per me l’impatto visivo ed emozionale è l’aspetto principale. Certo, mi piace approfondire alcuni aspetti tecnici per capire se ho tra le mani uno strumento valido, cercando di metterlo alla prova per evidenziarne eventuali difetti — sempre presenti — che potrebbero emergere solo in certe condizioni.

Ci tengo a sottolineare questo punto: è inutile fissarsi su aberrazioni ottiche di vario tipo se non compromettono la resa complessiva dello strumento. Qualche difetto ci sarà sempre, perché in ottica la perfezione non esiste. Il vero problema è saper dare il giusto peso a questi difetti, valutandoli alla luce della piacevolezza della visione, che deve rimanere soddisfacente nella maggior parte delle condizioni di osservazione.

Inoltre, molti parametri non sono quantificabili e sono fortemente influenzati dalla soggettività individuale: vista, percezioni neurofisiologiche e altri fattori possono portare me a notare caratteristiche che altri potrebbero non vedere, o viceversa. Detto ciò, ammetto che non ho la competenza necessaria per fare valutazioni tecniche dettagliate, come quelle a cui ci ha abituato il nostro Piergiovanni.

Mi rendo conto che per qualcuno questo mio approccio possa sembrare superficiale, e in parte lo è. Accettate questo mio limite, con buona pace degli esperti più rigorosi. E ora veniamo al sodo.

 

 

Si tratta di due binocoli con prismi di Porro, entrambi con scafo in lega di magnesio: l’8×32 SE, dal design moderno e accattivante, completamente gommato, e l’E II, in metallo martellato in stile retrò, come si usava un tempo. Quest’ultimo è più piccolo e meno maneggevole (il mignolo tende a posizionarsi naturalmente intorno agli obiettivi) e offre una presa meno salda a causa della mancanza di gommatura sul corpo. Entrambi vengono forniti con una raffinata tracolla e una borsa nera e marrone in pelle nappata, con logo Nikon dorato, che ricorda più una pochette da teatro che una custodia per binocoli.

L’SE offre un campo visivo reale di 7,5° e 60° apparenti, mentre l’E II ha un campo reale di ben 8,8° e 70° apparenti. Gli oculari, misurati esternamente e nel diametro della lente, sembrano identici per entrambi i binocoli, anche se non posso dire se differiscano nel design interno dei gruppi di lenti. La meccanica è eccellente: il ponte degli oculari è solido e stabile, senza giochi, e la rotella di messa a fuoco è fluida, continua, senza impuntamenti, con la giusta resistenza lungo tutto il percorso. Lo stesso vale per la correzione delle diottrie sull’oculare destro e la regolazione della distanza interpupillare.

L’estrazione pupillare è maggiore nell’SE, giustificando così la conchiglia di gomma più alta (13,8 mm per l’E II e 17,4 mm per l’SE, secondo le specifiche). Il trattamento antiriflesso rimane un mistero: viene sempre indicato come MC e non FMC, sebbene la scheda tecnica riporti “rivestimento multistrato su ogni lente e prisma

TEST PRATICO SUL CAMPO

L’impatto visivo offerto da entrambi i binocoli è stato notevole, anche se presentano caratteristiche specifiche differenti. Entrambi forniscono immagini bellissime, molto nitide e con una resa cromatica eccellente, lasciando davvero una forte impressione. Sebbene la nitidezza sia pressoché equivalente per entrambi, l’SE si distingue per una maggiore incisività e contrasto, con un effetto tridimensionale davvero impressionante. L’E II, invece, con il suo ampio campo visivo di 8,8°, regala una visione d’insieme spettacolare, nella quale ci si può perdere completamente. Esplorando il paesaggio o concentrandosi su dettagli a diverse distanze, le aberrazioni ottiche presenti ai bordi non si notano quasi, sebbene le descriverò più avanti (va anche detto che, con una lente di 30 mm, queste aberrazioni sono più facilmente correggibili rispetto a quelle di diametri maggiori). Finora non ho mai trovato un binocolo da 8,8° così ben corretto.

Per quanto riguarda la visione ravvicinata, le prestazioni sono eccellenti in entrambi i modelli. Guardando un cigno a 5 metri di distanza, si riescono a distinguere perfettamente le singole piume bianche, le piccole gocce d’acqua che vi si posano sopra e, ancora più in dettaglio, il riflesso del sole sulle gocce e l’ombra che proiettano sulla piuma. Anche in questo caso, l’SE si dimostra leggermente superiore, grazie a un contrasto e a una definizione più marcati, oltre a performare meglio in condizioni di scarsa illuminazione, dove riesce a far emergere meglio i dettagli.

Osservando le stelle (testato su Rigel, Betelgeuse e Sirio), l’SE offre immagini più puntiformi, anche se con una tonalità più fredda e tendente all’azzurro, mentre l’E II restituisce una visione più calda, con una resa dei colori migliore. Nonostante non siano binocoli specificamente progettati per l’astronomia, credo che l’E II potrebbe regalare visioni mozzafiato della Via Lattea in alta montagna.

Globalmente, l’E II offre una visione più calda e rilassante rispetto all’SE, ma sempre con una nitidezza straordinaria e un campo visivo ampio che immerge completamente l’osservatore nel paesaggio. L’SE, d’altra parte, fornisce una visione più forte, intensa, quasi metallica, ma mai innaturale, sempre piacevole e con un marcato effetto tridimensionale. Entrambi i modelli controllano molto bene i riflessi interni, anche se, con il sole che entra lateralmente da dietro, l’E II genera qualche riflesso verdastro, mentre nell’SE il riflesso tende al verde/rossastro. Tuttavia, quest’ultimo risulta meno evidente, grazie alla conchiglia di gomma più generosa.

 

 

 

 

FIG.2 – Da notare la compattezza di entrambi

I DIFETTI

Entrambi i binocoli presentano alcune aberrazioni, di modesta entità, curiosamente simili tra loro e senza differenze marcate. Queste si manifestano principalmente come una leggera aberrazione cromatica e una lieve distorsione a cuscinetto ai lati del campo visivo. Ai bordi superiore e inferiore, si nota una certa curvatura di campo, con una leggera tendenza al coma nella parte superiore. Tuttavia, tali difetti si percepiscono solo ai margini estremi del campo visivo. L’aberrazione cromatica e il coma risultano più evidenti osservando lampade artificiali durante la visione notturna.

Queste anomalie, però, devono essere cercate con attenzione, poiché durante un uso normale non sono chiaramente avvertibili e non compromettono la piacevolezza complessiva della visione.

 

FIG.3 – Un particolare sugli oculari

Ho rilevato la distorsione puntando una serie di profilati metallici verticali disposti in fila, a una distanza variabile tra i 5 e i 30 metri, dopo aver notato che, durante la visione ravvicinata, scorrendo rapidamente lungo l’asse orizzontale, il soggetto tendeva a “scivolare” lateralmente. Va sottolineato che, complessivamente, i difetti di campo risultano più evidenti ai bordi superiore e inferiore, mentre sono molto più contenuti sui lati. Questo è interessante, poiché riflette il funzionamento del nostro campo visivo fisiologico, che è maggiormente esteso sull’asse orizzontale.

Una critica: questi binocoli sono di qualità elevata, così come lo è il loro prezzo. Considerando il loro utilizzo naturalistico, sarebbe stato forse più apprezzato un certo grado di impermeabilità o tropicalizzazione, anche senza l’uso di azoto, piuttosto che la raffinata borsetta, utile più a fare scena durante un concorso ippico che a proteggere gli strumenti.

  

 

LE CARATTERISTICHE PRINCIPALI

 

SE: grande effetto di tridimensionalità e notevole incisività

8×30 E II: un largo campo corretto in modo esemplare

FIG.4 – Un primo piano sugli oculari e sul rotore centrale di focalizzazione

IN SINTESI

 

Se dovessi consigliare, direi che, per chi non possiede ancora un 8×30, l’SE è probabilmente la scelta migliore. È più pratico e maneggevole, meglio protetto per l’uso sul campo grazie alla sua intera gommatura, con immagini molto ben definite. È adatto per un utilizzo generale e naturalistico, incluso il birdwatching.

L’E II, invece, lo vedo più come un binocolo da amatore, con quel fascino retrò e quel “tocco di classe”. Come dice il mio amico Felice (che ringrazio per avermi prestato l’SE per il confronto con il mio E II), è un binocolo da “tascotto”, sempre a portata di mano, da tenere in casa non in un cassetto, ma esposto su una libreria, pronto per l’uso. Lo consiglio senza esitazioni a chi, come me, ama la visione grandangolare. Il suo ampio campo visivo può essere molto utile anche per seguire meglio oggetti o animali in movimento, come aerei, uccelli in volo, auto da corsa o le azioni rapide di eventi sportivi.

La scelta, quindi, dipende dalle preferenze personali o dalle caratteristiche specifiche che si cercano, poiché entrambi i binocoli sono strumenti eccezionali, con un’ottima resa ottica complessiva.

DISCLAIMER

Disclaimer. Questa recensione è stata pubblicata nel mese di Novembre dell’anno 2007. Si specifica che le impressioni d’uso sono totalmente personali e date dai tester di Binomania in completa libertà, senza vincolo e rapporto commerciale alcuno e sulla base di esperienza comprovata nell’utilizzo di tali strumenti ottici. Per eventuali informazioni, aggiornamenti e/o variazioni sui prezzi, sulle caratteristiche dello strumento, su i punti vendita autorizzati o altre informazioni in genere, si prega di contattare direttamente Nital SPA  cliccando sull’immagine qui di seguito.

 

Piero Pignatta
Piero Pignatta

Pignatta Piero: visualista puro del cielo profondo, con qualche divagazione di panorami montani e avi-fauna. Osserva solo con il binocolo, strumento che per lui è stata una vera rivelazione; è un fissato dei binocoli Miyauchi sui quali è meglio transigere e non contraddirlo, pena gravi scompensi del suo equilibrio cosmico-esistenziale. Il suo mito è l’ormai introvabile, esaurito, costosissimo 25×141 per il quale potrebbe copiosamente commuoversi al solo sentirlo nominare. Non escludo ne conservi una foto nel portafoglio.

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Prima della pubblicazione di una recensione definitiva, ogni strumento viene analizzato attraverso prove ripetute, confronti diretti e verifiche sul campo.

In Binomania Inside condivido queste fasi preliminari: appunti di test, impressioni iniziali, confronti tecnici, anteprime e indiscrezioni, utili per comprendere pregi, limiti e idoneità reale di uno strumento prima di una scelta d’acquisto.

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