Video e recensione dei binocoli stabilizzati Fujinon TS 12×28 e 16×28

Questa volta ho comparato due binocoli stabilizzati che avevo già testato su Binomania, negli anni passati: i Fujinon TS il cui acronimo significa “Techno Stabi” . Grazie alla collaborazione di Fujifilm Italia ho potuto comparare il formato 12×28 contro il 16×28, traendone ulteriori impressioni, rispetto alle recensioni singole pubblicate tempo fa, di cui trovate, dopo il video, le copertine.

Come sempre vi invito a vedere anche il video, se preferite guardarlo dalle pagine di Binomania e non su YouTube, potreste iscrivervi ugualmente al mio canale cliccando su questo link.  So che molti di voi preferiscono vederlo direttamente da qui, ma ho bisogno di avere molti iscritti per continuare a produrre video recensioni che mi impegnano moltissimo tempo. Grazie a tutti per la collaborazione.

 

Recensione del binocolo stabilizzato Fujinon TS-X 14×40

Recensione del binocolo stabilizzato Fujinon Techno- Stabi 16×28 TS

 

 Dopo questo tuffo nel passato,  direi di iniziare immediatamente questa video recensione. Buona visione! Se vorrete potrete leggere anche l’articolo completo.

 

Dati tecnici dichiarati dalla Casa Madre

Il  Fujinon TS 12×28 ha una estrazione pupillare di 17.5 mm, un campo di vista pari a 73 m a 1000 m, una pupilla di uscita di 2.3 mm e pesa 420 grammi. Il  Fujinon TS 16×28 ha una estrazione pupillare inferiore, di 16mm e un campo di vista, in realtà, di poco inferiore: 70m a 1000 . A causa dello schema degli oculari piu’ complesso,  pesa maggiormente, circa 520 g.  Entrambi stabilizzano tre gradi, sono gommati, impermeabilizzati e sono alimentati da una batteria CR2 al litio. I prezzi ufficiali Fujifilm Italia, marzo 2021 sono di 730 EURO per il 12×28 e di 790 EURO per il 16×28. La garanzia è di due anni per gli acquisto tramite scontrino e di un anno se è richiesta la fattura.

Il panorama perfetto per i binocoli stabilizzati

Meccanica e sistema di messa a fuoco

I due  piccoli binocoli stabilizzati sono alquanto compatti: a parte la differenza di peso riscontrata, sono facilmente trasportabili, sia a tracolla, sia nei comuni zaini da trekking  ed è possibile compiere anche delle lunghe escursioni in loro compagnia.

Nell’uso sul campo, ritengo che il difetto principali dei binocoli stabilizzati sia il loro peso. È inutile, infatti, avere uno strumento stabilizzato se è troppo pesante da gestire a mano libera. I TS28 della Fujinon, invece, non solo stabilizzano molto bene ma, grazie al loro peso, è possibile sostenerli per molto tempo senza affaticare  le braccia.  Quando si percorre un lungo sentiero in salita, magari per un paio di ore,  quando arriverete in alto, le braccia saranno senz’altro stanche e un binocolo leggero è piu’ facile da gestire a mano libera.

 Per ciò che concerne la loro costruzione, questi binocoli  possiedono uno scafo ottico o “chassis” composto da “fiber glass “ossia da plastica rinforzata con fibra di vetro” come le più’ attuali soluzioni del mondo outdoor. Ciò che definisco “ponte di comando” è sicuramente ampio e sono ben visibili due incavi per appoggiare almeno tre dita. L’idea di inserire una batteria CR2 al litio, al posto delle mini-stilo, ha consentito di creare uno spazio nella parte inferiore dello scafo che è essenziale per ottenere una buona presa con i pollici. La protezione spessa di gomma, inoltre, consente di stringere con sicurezza anche la zona laterale dei tubi ottici.  Anche questo è un altro lato positivo: sapere che la meccanica e l’elettronica sono protette da un’abbondante gommatura non può che far piacere e consente di “osare” di più’ durante l’uso outdoor rispetto a prodotti simili ma dalla parvenza piu’ delicata.

Il ponte di comando con la messa a fuoco e con il pulsante per l’attivazione della stabilizzazione

La manopola di messa a fuoco (che sposta gli elementi ottici interni) è comoda da utilizzare e abbastanza ampia, mentre la rotella per l’attivazione del sistema di stabilizzazione è in una posizione perfetta per una rapida attivazione. È priva di giochi o impuntamenti.  Con il  Fujinon TS 12×28 per passare dalla distanza minima di messa a fuoco (che è di poco superiore ai due metri e venti) all’infinito, occorre ruotare il rotore (in senso orario) di circa 345°. La corsa, a partire dai sei metri, invece, è decisamente più’ breve, poco meno di un ottavo di giro. Personalmente l’ho utilizzato per il birdwatching senza particolari problemi, fatto salvo, ovviamente, il diametro di soli 28 mm.
Il Fujinon TS 16×28 , invece, mette a fuoco a  due metri e settantacinque centimetri e si deve ruotare la manopola di poco piu’ di due giri per raggiungere l’infinito.



Sistema di stabilizzazione


 Vi posso confermare che mi ha convinto ed entusiasmato, aspettavo da qualche tempo un binocolo così compatto e leggero che mi consentisse di osservare il panorama, gli animali e il cielo, con una ottima stabilizzazione delle immagini. 
È un sistema composto da un meccanismo cardanico a due assi, governato da un piccolo motore, gestito da un driver che verifica le vibrazioni ottiche per stabilizzare l’immagine. Il piccolo motore controlla i movimenti dei prismi ottici che sono fissati nel telaietto “porta prismi”, il meccanismo a due assi, invece, compensa le piccole vibrazioni garantendo una stabilizzazione ± 3 ° per una visione nitida e confortevole.

Le vibrazioni sono rilevate da due sensori giroscopici situati nello scafo ottico del binocolo.
Questo genere di stabilizzazione richiede poca energia, è alimentato da una piccola batteria CR2 che consente di raggiungere una autonomia massima di dodici ore e il rumore dei motori è veramente ridotto al minimo. È dotato di un sistema di spegnimento automatico dopo dieci minuti di inutilizzo.

In pratica, se dovessi sintetizzare i pregi di questo sistema di stabilizzazione, confermerei che ne ha tre:

  • Consuma poco. Sono riuscito a utilizzarli questa volta per circa quindici ore (due oltre quanto dichiarato)
  • I suoi + – 3° di stabilizzazione lo pongono tra i migliori sul mercato
  • Stabilizza le immagini perfettamente anche durante la fase di messa a fuoco

 

All’interno della video recensione potrete vedere qualche prova che ho effettuato collegando la mirrorless ai binocoli, sostenuti a mano libera con la stabilizzazione prima spenta e poi attivata.

Obiettivi

I Fujinon TS28 non sono stati costruiti con ottiche a bassa dispersione, ma la resa cromatica è abbastanza neutra, forse leggermente calda. Le immagini al centro del campo sono nitide, soprattutto nel Fujinon TS 12×28 (non come i Fujinon HC al lantanio, ovviamente) e il contrasto apprezzabile.
Il formato 12×28 appare ovviamente piu’ luminoso e brillante, ma anche il 16X sa difendersi molto bene, pur essendo uno strumento acromatico. In linea di massima ho visto binocoli definiti ED con una correzione del colore paragonabile.

Ottimi obiettivi acromatici

Oculari

In merito agli oculari posso dirvi che sono dotati di paraluce estraibili a rotazione, senza stop-prefissati. La distanza inter-pupillare minima è di 55 mm, mentre la massima è di 73 mm. Alla minima distanza gli oculari del 12X sono divisi da 17.30 mm di spazio e questo consente l’utilizzo non solo a bambini e adolescenti, ma anche alle persone con una distanza interpupillare piccola, ma con un naso grande. La distanza minima, tra i tubi degli oculari del Fujinon TS 16×28 è di 9.71 mm.

Il campo di vista del Fujinon TS 12×28 non è ampio: 73 m a 1000 m, che sono circa 50° di campo apparente. Non è un binocolo definibile come grandangolare, Il Fujinon TS 16×28 , invece, fornisce un campo apparente piu’ ampio, di ben 64°, fattore da considerare per chi ama immergersi nella scena senza  il noto effetto “buco di serratura”.

 

Prismi

 I Fujinon TS28 sono composti da un sistema ibrido di prismi. Fujifilm mi ha confermato, che si tratta di un sistema con prismi a tetto + penta prisma che i progettisti chiamano “prismi ausiliari”.
La pupilla di uscita è sferica in entrambi i binocoli. Si nota solo un po’ di vignettatura ai bordi, forse in misura maggiore nel 12X. 



Trattamenti

I Fujinon TS28 sono ottimizzati con un trattamento multi-strato su ogni superficie ottica e con un trattamento di fase (argento) sui prismi a tetto.

Passo adesso a esporre le aberrazioni che ho riscontrato nell’utilizzo pratico.

Aberrazioni

Devo anticipare che le minime differenze riscontrate dipendono in questo caso anche dalla differenza di ingrandimento.

Aberrazione cromatica
Nelle normali condizioni d’illuminazione essa è contenuta, quasi assente,  un poco piu’ visibile nel Fujinon TS 12×28, come avrete visto nel video. Mi pare un ottimo risultato poiché i TS28 sono dotati di ottiche a bassa dispersione e forniscono un ingrandimento superiore ai classici 8×25- 8×32.  Deduco quindi che siano stati utilizzati elementi ottici acromatici di alta qualità.

Osservando i rami in controluce si nota solo un lievissimo accenno di cromatismo residuo, ma solo durante le giornate nuvolose.

Cromatismo Laterale
Non l’ho percepito durante le giornate soleggiate, si nota un lieve accenno soltanto osservando dei dettagli in controluce con il cielo nuvoloso. Anche in questo caso è una prestazione pregevole, seppur lievemente piu’ visibile nel Fujinon TS 16×28,

Curvatura di campo
I binocoli non sono dotati di campo piatto, nel Fujinon TS 12×28 le immagini iniziano a “sfocare” verso l’80% dal centro del campo. Provando a rifocheggiare si nota un miglioramento, ciò significa che ai bordi la resa è inficiata quasi unicamente dalla curvatura. Nel Fujinon TS 12×28 il degrado al bordo avviene un po’ prima, direi verso il 70% a partire dal centro del campo.

Distorsione angolare
Nel Fujinon TS 12×28 è molto ridotta a cuscinetto, mi è parsa inferiore al 5%, decisamente contenuta anche nella versione di sedici ingrandimenti.

I binocoli Fujinon TS28 sono decisamente compatti

Altre aberrazioni nell’uso astronomico


Nell’uso astronomico la percezione che ho avuto è la seguente: nel Fujinon TS 12×28 , con stelle di bassa magnitudine, la resa è apprezzabile quasi sino al bordo del campo, osservando stelle luminose, come ad esempio Vega, interviene un po’ di astigmatismo che rovina la puntiformità stellare verso l’80% del campo ottico. Nel 16x noto un degrado delle immagini stellari a partire da circa il 75% dal centro del campo di vista.

Prova sul campo

Per quanto riguardo la prova sul campo mi sono prefissato di rispondere a questa ipotetica domanda. Quale scegliere?  Il 12X o  il 16X?

Come avrete compreso dalla premessa e dall’analisi delle caratteristiche tecniche, ho apprezzato molto questi binocoli, così tanto che da ormai un anno, il Fujinon TS 12×28 è entrato a far parte della mia “piccola scuderia” , anche se possiedo già un binocolo stabilizzato russo:  il Farvision 20×50.

Avrete compreso che seppur i TS28 non abbiano una qualità ottica pregevole come il Fujinon HC (Hyper Clarity), entrambi i modelli esibiscono  un’ottima leggerezza e un invidiabile sistema di stabilizzazione. Questi due fattori non vanno spesso a braccetto e poter impugnare – anche con una mano – dei binocoli così leggeri e riuscire a osservare dettagli a lunga distanza come se fossero montati su cavalletto, non ha, in sostanza, prezzo.

Li ho utilizzati in vari settori d’osservazione: aerei e rapaci, osservazione paesaggistica, osservazione astronomica.  
La stabilizzazione è performante, immediata e poco esosa di energia, non posso dire che il  Fujinon TS 16×28 stabilizzi peggio, la stabilizzazione rimane performante anche con quattro ingrandimenti in piu’, al massimo si nota un calo di luminosità e l’ovvia differenza di confort dovuta a una pupilla di uscita piu’ piccola, che mostra al sottoscritto le miodesopsie dovute alla mia età.

Assuefatto ad altri sistemi che stabilizzano solo 0.8- 1°, sono rimasto stupito, sin dall’inizio, dalle prestazioni dei TS28. Sono arrivato anche a scuoterli per comprendere sino a che punto potessero fornire un’immagine stabile. Ritengo siano perfetti anche per l’osservazione nautica, marittima e dagli elicotteri. Dei piccoli gioielli. I due formati sono ovviamente un po’ atipici rispetto ai classici stabilizzati 10×30, 12×30 però godono di una compattezza maggiore e si possono trasportare praticamente ovunque.  

Un primo piano sul 16×28

 Appena si attiva la magica levetta della stabilizzazione, tutte le remore scompaiono e iniziano a comparire: targhe di auto, lancette degli orologi dei campanili, scritte di cartelloni pubblicitari situati a centinaia di metri di distanza, pupille di passeriformi ed altro ancora, tutti dettagli impossibili da percepire a mano libera con un binocolo da dodici ingrandimenti privo di stabilizzazione. Anche l’osservazione lunare beneficia di questo sistema di stabilizzazione + -3°.
Si percepiscono, ad esempio, con discreta facilità i crateri Ptolemaeus, Aristarchus, Plato, Theophilus, Clavius, i mari e gli apennini lunari. Venere, all’alba mostra la sua piccola falce, soprattutto con la versione 16X

In definitiva difficile per me consigliarvi quale formato scegliere. Io ho apprezzato particolarmente il 12X perché lo trovo luminoso, ancora comodo da usare e con un rapporto ingrandimento-diametro delle lenti perfetto per le osservazioni diurne, Il 16×28 vi consente di sfruttare tutto il potere risolutivo fornite dalle ottiche da 28 mm e potrebbe interessare agli appassionati che necessitano di percepire soggetti a lunga distanza di giorno senza poter usare un cavalletto fotografico. Con il 16X28, infatti, sono riuscito a intravedere l’orario di un campanile situato sulla parte opposta del Lago Maggiore, una prestazione impossibile da raggiungere con i miei performanti Swarovski EL 8.5×42 e Zeiss Victory SF 10×42 che ovviamente possiedono altre doti. S’iniziano anche a scovare le croci sulle cime delle Alpi, oppure a leggere targhe di auto parcheggiate a centinaia ai metri di distanza. Ritengo che il vero limite sia dato 7 dal diametro delle lenti, un ipotetico 18×70, farebbe, ad esempio faville. Del resto il potere risolutivo espresso da soli 28 mm è ben visibile proprio a questi ingrandimenti che rappresentano i 2/3 del diametro, ossia l’ingrandimento utile per vedere il massimo concesso dagli obiettivi.

Birdwatching             

In questo settore osservativo si sentenzia spesso che sia meglio usufruire di un’immagine più piccola ma luminosa e contrastata. Questo è vero in parte, giacché se non avete tempo o la possibilità di portare con voi uno spotting scope e un cavalletto, questi binocoli potrebbero fare al caso vostro soprattutto durante le osservazioni diurne.

Sono riuscito spesso a identificare dei rapaci lontani anche “a mano libera” grazie al Canon 18X50 o al Farvision 20×50, ma alla fine della giornata ero abbastanza spossato per il peso che dovevo sostenere. Il TS 16×28, invece, si brandeggia con estrema facilità e grazie alla sua eccellente stabilizzazione mostra anche i soggetti più lontani e sfuggenti, Sono rimasto, inoltre, abbastanza stupito di come abbia inseguito- senza perdere efficacia-   una femmina di falco di palude situato a molta distanza dalla mia postazione.

Lo ripropongo: non possiede un’ottica da TOP DI GAMMA, ma ritengo che questi binocoli grazie al loro peso, al loro formato e all’eccellente sistema di stabilizzazione, possano trovare una corretta collocazione per molti appassionati.

I due binocoli durante un test sul campo

Pregi e difetti

Pregi

  • Stabilizzazione (gradi, prestazioni, rapidità di funzionamento, scarsa richiesta di energia, disattivazione dopo dieci minuti di utilizzo)
  • Protezione di gomma
  • Peso
  • Ergonomia
  • Contenimento delle aberrazioni cromatiche
  • Pregi del 16X. Ingrandimenti perfetto per sfruttare tutto il potere risolutivo delle ottiche da 28 mm.

 

Difetti

 

  • Non sono previsti i tappi per gli obiettivi
  • La ghiera metallica degli obiettivi non consente di appoggiarlo su una superficie ruvida perché potrebbe rovinarsi
  • Difetti 16X
    Meno luminoso e nitido del 12X
  • Meno confortevole per la piccola pupilla di uscita di soli 1.75mm
  • Si percepiscono maggiormente le miodesopsie che sono

 

In sintesi

Le mie preferenze sono ancora rivolte al 12×28 che giudico più luminoso, nitido e confortevole da utilizzare. Il Fujinon Techno Stabi 16×28, tuttavia, concederà di sfruttare l’intero potere risolutivo ammesso dai suoi obiettivi e secondo la mia opinione seppur non sia il binocolo più nitido e più contrastato che ho provato, possiede una stabilizzazione efficace che potrebbe- vista la concorrenza- anche vale già i due terzi del suo prezzo di acquisto. Se volete maggior prestazioni dovrete necessariamente acquistare il TS 14×40 che sarà oggetto di una prossima videorecensione ma di cui potete già leggere le mie impressioni su binomania.it

Recensione del binocolo stabilizzato Fujinon TS-X 14×40

 

Ringraziamenti

Ringrazio Matilde Cicchelli per avermi inviato altri due esemplari oggetti di questo test e  Fujifilm Italia per avermi lascito libero – come dovrebbe fare ogni giornalista – di citare in maniera imparziale le mie impressioni.

Disclaimer

Binomania non è un negozio, io sono un giornalista indipendente e nel mio sito troverete unicamente recensioni di prodotti ottico sportivi, fotografici e astronomici. le mie impressioni sono imparziali come è dovere di ogni giornalista e non ho alcuna percentuale di vendita sull’eventuale acquisto dei prodotti. Per questo motivo, qualora voleste acquistare o avere informazioni su eventuali variazioni di prezzo o novità, vi consiglio di visitare il sito ufficiale di Fufilm, cliccando sul banner che rappresenta l’unica forma pubblicitaria presente in questo articolo. Grazie.

 

 

 

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