Palude Brabbia – un’oasi in trasformazione, una sfida per l’ecologia della palude

Incastonata tra due laghi alle porte della città di Varese e con la catena del Monte Rosa come cornice sullo sfondo, è un’ambiente umido prealpino tra i più particolari. Grande riserva di torba, un tempo sfruttata a tal fine, deve la sua conformazione attuale proprio agli scavi che sottraevano terra all’acqua e alle braccia che tagliavano il canneto e i cespi di carice per farne cannucciati e materiale per impagliare sedie.

A inizio anni ‘80 Lipu ottenne la designazione a Riserva Naturale Regionale della palude Brabbia per proteggerne la ricca biodiversità, riconosciuta poi anche come ZPS e ZSC secondo le direttive europee è gestita da Lipu dal 1994 in convenzione con provincia di Varese che ne è l’ente gestore.

Fotografia di Armando Bottelli

La mano dell’uomo fino in tempi abbastanza recenti ha trasformato nei decenni questo scrigno di preziosi habitat consegnandoci un ecosistema tra i più complessi grazie anche al legame ecologico con l’adiacente lago di Varese. I pesci dal lago risalivano il canale che attraversa la riserva per deporre le uova nei tranquilli canneti della palude al riparo dalle acque aperte del lago. Una nursery per pesci che agiva da incubatoio per molte specie ittiche e nel contempo alimentava la ricca avifauna della palude. Tutto ciò era possibile grazie ad allagamenti temporanei che aumentavano la contiguità ecologica dell’intero bacino lacustre.

Oggi qualcosa di questo equilibrio si è in parte rotto, complici le trasformazioni ambientali e i cambiamenti climatici, la palude evolve velocemente verso un naturale interramento che un giorno porterà quest’area umida a diventare un bosco. Ci troviamo dunque ad un bivio: la naturale evoluzione o intervenire per ricercare quegli equilibri che rendevano la palude così ricca di specie? Non c’è una risposta né facile né scontata, complici le difficoltà economiche e climatiche di questi anni.

Fotografia di Armando Bottelli

Da qualche tempo si sta sperimentando, su piccole aree, una gestione del canneto con sfalci mirati che riportino i cariceti e le zone di fanghiglia utili alla fauna e che consentano anche alla flora più rara di poter ritornare. La carenza di piogge primaverili e autunnali e l’alta evaporazione estiva purtroppo rischiano di limitare fortemente i benefici di questa gestione che prende spunto dalle attività del passato. Ma tentare di continuare a preservare questo ecosistema è d’obbligo perché ancora oggi è un’area di sosta ottimale per diverse specie di anatidi e rapaci peculiari come il falco d palude e il falco pescatore, zona di riproduzione di anfibi come la rana di lataste e luogo ideale per molte specie di libellule.

Rimane immutato il fascino di un paesaggio ammaliante e ancora unico nel suo genere popolato da numerose specie di uccelli che qui trovano un corridoio verde tra la pianura Padana e le Alpi.

Fotografia di Armando Bottelli
Fotografia di Armando Bottelli

RIALLACCIARE LA CONNESSIONE ECOLOGICA

Una prima risposta su cosa fare contro l’impoverimento ambientale LIPU l’ha data con la realizzazione di alcuni progetti finalizzati alla realizzazione di corridoi ecologici tra alcune aree protette della provincia di Varese tra cui la palude Brabbia e gli adiacenti laghi. La cementificazione chiude tutti i passaggi per la fauna e questo isolamento porta ad un alto rischio di diminuzione della biodiversità. Il progetto ben riuscito ha fatto scuola per iniziative simili in altre province del nord Italia. Ulteriori info sul sito: www.lifetib.it

IL PARADISO DEGLI AIRONI

Nell’area sud della riserva sugli alberi di ontano nero ha sede una grande garzaia sito di nidificazione di ca.150 coppie tra airone cenerino e nitticora, un indaffarato condominio che nei mesi primaverili si anima con l’andirivieni degli adulti che imbeccano i pulcini. Molto meno vistosi sono due campioni di mimetismo l’airone rosso, elusivo migratore che nidifica in canneto e il tarabuso, visitatore più occasionale del periodo invernale, entrambe hanno un piumaggio che li rende invisibili tra le cannucce di palude.

Fotografia di Armando Bottelli

 

NUMERI:

Fotografia di Armando Bottelli

120 specie di uccelli transito nel corso dell’anno

5 postazioni per avvistamento avifauna (2 capanni, schermature e 1 torretta) di cui tre sempre liberamente fruibili tutto l’anno dall’alba al tramonto.

1983 anno di istituzione della Riserva

45 km di piste ciclabili tra lago di Varese, palude Brabbia e lago di Comabbio

 

Sito ufficiale dell’OASI: www.lipupaludebrabbia.it

Pagina Facebook del fotografo naturalista: Armando Bottelli:https://www.facebook.com/armando.bottelli.7

 

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